2. Memorando

Il sogno euro-ucraino II

Di Marina Sorina (seconda puntata) clicca qui per leggere la prima puntata.

Euro Maidan a kiev. Foto: Шиманський Василь Wikimedia

Euro Maidan a kiev. Foto: Шиманський Василь Wikimedia

Dunque, arriva Maidan reloaded: la piazza che ha visto le proteste arancioni nel 2004 ora si tinge di blu scuro tempestato da stelline dorate. Da quando l’accordo è saltato, le persone che si riunivano in piazza dell’Indipendenza gridavano gli slogan pro-europei; verso la fine della settimana si è arrivati a urlare contro il governo. Che il governo sia corrotto lo sanno tutti e fino a poco fa si diceva che l’opposizione è uguale, che restino al potere quelli che hanno rubato già abbastanza da poter ogni tanto pensare anche al popolo. Ora non vogliono più pazientare. La prima settimana il numero di presenze si calcolava in decine di migliaia, e le malelingue dicevano che ci vanno solo gli studenti pieni di idee romantiche che preferiscono marinare le lezioni e i perditempo che ci vanno per incassare una paghetta. Su chi paga – USA o EU – non riescono a mettersi d’accordo.

Col passar dei giorni il numero di persone su Maidan a Kiev aumenta e il tono del discorso vira sul “abbassa il governo”, “via la banda”, dove la ‘banda’ sta per la famiglia Yanukovich. L’opposizione si unisce in un “movimento civico causa comune”, cominciano i tentativi di riformare la maggioranza al parlamento. Venerdì sera le forze speciali entrano in collisione con i manifestanti, scorre primo sangue. La gente scappa e trova rifugio in un antico monastero. C’è chi dice poi che a menare le mani siano i provocatori e non i manifestanti comuni. La figura del provocatore assoldato è talmente diffusa che negli ultimi mesi hanno coniato anche una parola apposta – ‘titushki’, dal cognome di un tizio particolarmente aggressivo che si è fatto notare in varie manifestazioni. Sabato dovevano montare l’abete di Capodanno – o meglio, decorare con i rami e gli addobbi l’enorme struttura di metallo, eretta in precedenza. Inutile: i manifestanti non hanno voluto far passare le macchine, e al contrario, sono saliti su tutta l’altezza dell’abete di ferro per guardare e gridare dall’alto. Domenica, nonostante il freddo, il numero delle presenze è aumentato: dicono, mezzo milione. Su sei milioni che popolano la città è una percentuale non indifferente. Alle tre di pomeriggio i miei amici stavano tornando a casa e mi hanno assicurato che era una manifestazione pacifica, spiritosa, piena di energia positiva. Detto da due buddisti praticanti suonava molto rassicurante. Forse non si erano accorti che la folla aveva forzato le porte del Consiglio comunale di Kiev ed è pacificamente entrata a curiosare dentro. Non potevano vedere quel che succedeva vicino all’edificio dell’amministrazione del presidente: scontri con le guardie, 109 persone, di cui 30 giornalisti, finite al ospedale, arrestati che vengono processati d’urgenza.

Alle cinque di pomeriggio del 1 dicembre, mentre aspettavo l’imbarco a Zhuliany, la Tv trasmetteva senza alcun commento le riprese di un gruppo di giovani robusti che spostavano qua e là delle transenne di metallo, cercando di bloccare il traffico. Le loro azioni non avevano una direzione precisa. Le persone in partenza per Bergamo sorseggiavano qualcosa di caldo immersi nella penombra del pub irlandese con vista sugli aerei, buttando ogni tanto un occhio sul silenzioso trambusto della manifestazione, trasmessa accanto al molto più snervante tabellone di arrivi, partenze e ritardi. Erano tutti sereni. Tanto, noi stavamo andando via. Non c’era da preoccuparsi.

Ma l’accordo conclusivo c’è stato. Sbarcati a Bergamo alle 9 di sera, abbiamo trovato due sportelli per il controllo dei passaporti. Uno per i comunitari, uno per tutti gli altri. Gli italiani si sono filtrati velocemente, le altre duecento persone circa, bambini piangenti inclusi, sono rimaste per una cinquantina di minuti ammassate in un piccolo spazio, senza bagno o panchine sufficienti, ad aspettare che i poliziotti verifichino il loro diritto di entrare in Europa. Donne curatissime, distinti businessmen già attaccati ai loro iPhone, madri di famiglia appesantite dalle pellicce, giovanotti dai cappelli spettinati ad arte. Tutti in piedi.

Nessuno si era lamentato a voce alta. Solo qualche mormorio a voce bassa: “Lo fanno apposta, per ricordarci che siamo solo delle bestie. Lo fanno apposta, per farsi valere. Lo fanno perché non ci vogliono”.

Segue domani…

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One thought on “Il sogno euro-ucraino II

  1. Yihadistas dan servicio de seguridad a los manifestantes de Kiev: http://www.voltairenet.org/article181375.html

    Segnalo questi due articoli che mi sembrano importanti da leggere:
    Para la izquierda nacional ukraniana, se va evidenciando el carácter golpista de las pretensiones de la “oposición”
    http://www.elespiadigital.com/index.php/noticias/historico-de-noticias/3821-para-la-izquierda-nacional-ukraniana-se-va-evidenciando-el-caracter-golpista-de-las-pretensiones-de-la-oposicion

    Europa y la nueva guerra del gas: entre Siria y Ucrania: http://actualidad.rt.com/expertos/osuna/view/112985-europa-nueva-guerra-gas-siria-ucrania

    La Unión Europea sepultó a Grecia, Chipre y España, y ahora pretende hacerlo con Ucrania

    El pueblo de Ucrania usa una excavadora contra la Policía en una protesta contra el Gobierno ( video )

    Injerencia imperialista: EE.UU. amenaza a Ukrania con imponer sanciones mientras su Subsecretaria de Estado “reparte pan” a los manifestantes: http://www.elespiadigital.com/index.php/noticias/historico-de-noticias/3871-ukrania-los-golpistas-son-expulsados-del-centro-de-kiev-y-siguen-la-protesta-azuzados-por-la-ue-y-los-servicios-occidentales-

    TRAS LA DESTRUCCIÓN DE UNA ESTATUA DE LENIN EN KIEV: http://tenacarlos.wordpress.com/2013/12/09/tras-la-destruccion-de-una-estatua-de-lenin-en-kiev/

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