2. Memorando

Il sogno euro-ucraino III

Di Marina Sorina (terza puntata)

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Pensando alle proteste in Ucraina, la cosa più facile era rimanere nella cerchia dei miei amici, idealisti e rivoluzionari da sempre, ma ho preferito sentire persone di strati sociali diversi, con livello di cultura e guadagno variegato. Tutti erano avversi alla protesta. Dal muratore alla professoressa di filosofia, dicevano la stessa cosa: è una manipolazione delle coscienze di massa, non c’è nulla di spontaneo, ci presentano solo una parte della realtà e il popolo credulone ci casca. Ciascuno però aveva la propria spiegazione del perché.

IMG_4620Tutti sono concordi nel dire ‘derubati e impoveriti’: per alcuni succederà se entriamo in Unione Europea e subiremo il destino della Romania e della Bulgaria, altri dicono che lo saremo se invece ci allineiamo con la Russia. I più hanno paura dell’Europa prepotente, che sfrutta i paesi più deboli, spartisce le quote di produzione a proprio vantaggio e ammazza le economie più deboli, sostituendo le fabbriche e le fattorie con i finanziamenti monetari. Hanno fatto così con la Grecia, imponendo le quote per la pesca e con la Lithuania con le quote del latte. Da noi vogliono solo le terre fertili, dell’industria non gliene frega nulla perché non vogliono concorrenti, ma solo mercati nuovi. L’Ucraina però voleva entrare in Europa e ha eseguito tutte le loro richieste, facendo mancare solo due: liberazione di Yulia Timoshenko (condannata per abuso del potere e brogli sul prezzo del gas) e l’entrata in vigore di una legge contro la discriminazione delle minoranze sessuali (dunque, l’Italia non l’ha ancora accettato, dovrebbe uscire?). Poi le versioni cominciano a oscillare, distaccandosi a seconda dell’età e dell’esperienza del interrogato.

Il capocantiere che ha lavorato dieci anni in Spagna è molto scettico. L’Europa, secondo lui, ha chiesto di abbassare gli stipendi degli insegnanti e degli altri dipendenti statali e le pensioni degli anziani. Sembra una maga crudele, detta così, una che trova un metodo subdolo per incrinare il bilancio demografico del paese, affamando la gente: “Da un lato ammazzano di fame gli anziani, dall’altro propugnano la pederastia, indeboliscono la cultura e l’educazione. Poi gli uomini qualificati in età lavorativa andranno a cercare fortuna altrove come gastarbeiter, in casa rimarranno solo gli ubriaconi. Così va a finire che il paese si spopola definitivamente!”

L’anziano Vladimir, comunista da sempre e per sempre, analizza la strategia di guerriglia urbana: “Guarda le uova che buttano sui poliziotti, ti pare che una persona comune andrà a sprecarle in questo modo? Una dozzina costa ben 15 grivne! Guarda con quale abilità staccano le piastrelle dalla terra per buttarle in faccia ai poliziotti, quando questi ultimi si tolgono il casco per pulirlo dall’uovo. Per staccare la piastrella ci vuole un attrezzo che ti porti da casa e che devi saper usare. Dove lo trovi spontaneamente in centro di Kiev? Quelli sono venuti per guadagnare soldi, non per spendere quel poco che hanno in uova e mazze!” Il nonno vede la realtà tramite i notiziari russi e trova azzeccata l’osservazione di Putin quando suggerisce che lo scenario della rivolta era preparato in anticipo per le elezioni del 2015 ma è scoppiato per sbaglio prima, in una sorta di falsa partenza. Quando gli riferisco che le proteste sono pacifiche, obietta: “ma ho visto le immagini in TV!” Non gli viene in mente che, come per i gay-pride, i giornalisti russi sanno scegliere le inquadrature che trasformano qualunque assembramento di persone in un pandemonio. Per la Russa è importante presentare le rivolte ucraine come una deriva pericolosa violenta e manipolata da “loro”. Non sia mai che ai propri cittadini venga voglia di manifestare contro il governo corrotto!

IMG_4621Signora Nadezhda di Kiev insegna filosofia da cinquant’anni e sa per certo che sono gli USA a gestire il tutto: “L’America ha paura di un’Europa forte. Se l’Ucraina entra in Europa, l’Unione si rafforza e agli Stati Uniti non conviene. La loro strategia è ‘dividi et impera’, per questo faranno di tutto per rovinare i rapporti fra l’Ucraina e i paesi limitrofi. Sono interessati nella destabilizzazione delle regioni di loro interesse strategico”. Osserva che l’indignazione popolare viene fomentata per aiutare l’opposizione a vincere le prossime elezioni, e che i diplomatici polacchi e lituani hanno violato la deontologia professionale andando a parlare contro il legittimo governo nel comizio di Euromaidan. Il ragionamento quadra finché non arriva a dire che Yuschenko è stato ammazzato anni fa e sostituito con un sosia, e che la sua moglie americana appartiene a un’organizzazione fascista.

La trentenne Anita, insegnante di yoga, è come sempre distaccata e ironica: “Hai presente le favole dove la principessa capricciosa pone al povero principe una condizione impossibile da eseguire? Gli dice ‘Vai là non so dove, portami quello che non so di volere’. L’Europa ha fatto lo stesso: ha posto condizioni impossibili, e poi si sorprende che non li abbiamo eseguiti. Così possono fare bella figura e lasciarci fagocitare dalla Russia con la coscienza pulita”. Non risparmia nemmeno i manifestanti. “la maggior parte di loro è convinta che stanno protestando per l’abolizione delle frontiere. Non hanno letto una riga dei documenti ufficiali, ma vogliono andare in Europa, poco importa se hanno soldi per farlo o meno.”

Il cliente che mi ha portato in Ucraina rimane pragmatico: “L’Ucraina ha 30 miliardi di euro di debito con la Russia. Se disubbidisce, la Russia chiederà gentilmente di restituire il debito e il nostro paese sarà dissanguato. Possono provocare il default in un secondo. L’Europa, se voleva davvero l’Ucraina, doveva pagare una cifra pari o superiore al debito. Non l’ha fatto perché naviga in cattive acque e in più sa con che razza di criminali gli tocca trattare. Qualunque cifra daranno per l’ammodernamento del paese, resterà nelle tasche di chi governa. In più l’UE ha proposto agli ucraini una somma dieci volte minore a quella incassata dai romeni anni fa. Hanno bisogno solo della terra fertile e di un nuovo mercato di smercio. Nessuno di loro vorrà sviluppare o almeno mantenere viva la struttura produttiva esistente. Per la Russia noi siamo la fonte di merci da comprare e il territorio di transito per il gas, quindi, una struttura facilmente riscattabile ma utile, da maneggiare con cura. Per l’Europa, siamo solo il territorio. Qui verranno le ditte agricole europee mentre le fabbriche locali chiudono e la gente emigrerà alla ricerca di lavoro. Se l’Ucraina firma l’accordo doganale in comune con la Russia, come hanno già fatto Bielorussia e Kazakhstan, avrà un mercato sicuro per l’esportazione, senza dazi e quindi competitivo, e avrà il gas russo a condizioni agevolate. Se invece s’associa con l’Europa, dovrà scaldarsi a prezzi di mercato e nello stesso tempo verrà sommersa di rifiuti tossici europei e merci europee, a scapito della produzione propria.”

Lui è forse quello che si scalda meno e rimane sul tecnico: lavorando sia in Europa che in Russia si sente protetto comunque vada. Infatti, è l’unico che guarda in avanti: “il momento non è ancora arrivato; se ci fosse un governo intelligente continuerebbe a baciare le mani ai russi e agli europei e a filare per conto proprio”. Sono d’accordo con lui: l’Ucraina è come una bella ragazza che si lascia corteggiare, incassa lauti doni dai potenziali fidanzati, e alla fine rimane a vivere da sola con un bel gruzzolo messo da parte. Sembra più una sposa scappata dal fidanzamento già organizzato. Ora si ritrova sul punto di partenza a mani vuote, ma orgogliosamente libera.

Marina Sorina, 3-4 – 9 dicembre 2013

PS. Sono passati 10 giorni dal mio ritorno. Тon voglio più nutrirmi di sentito dire e di foto scattate da altri. Domani sera tornerò a Kiev.

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