5. Letture d'altrove

Un battello per i naufraghi di questo secolo

Bateau Ivre, un film di Chafik Allal e Claudio Capanna. 

Proiezione prevista per mercoledì 15 gennaio alle 19.30 alla Cineteca di Bologna.

Di Francisca Rojas

bateauivre

“Persino un dolore profondo può alla fine trovare sfogo nella violenza – ma più generalmente prende la forma dell’apatia…”

Una riflessione che troviamo su Cuore di Tenebra di Conrad, a cui in parte si ispira Bateau Ivre, e che parla del sentimento di annullamento e smarrimento degli essere umani oggi. Come percepiamo nell’intenso e bellissimo film di Claudio Capanna e Chafik Allal, le persone sono diventati corpi controllati, non più da sorvegliare perchè addomesticati.

Nel lungometraggio, che riscontra non poche difficoltà per la distribuzione a causa delle controverse impressioni che ha destato, non si parla solo di migranti e europei, non si definisce il confine fra i buoni e i cattivi, non ne escono figure di vittime e salvatori. Nella storia però osserviamo l’amara realtà di un divenire comune diretto verso una chiusa in cui il dialogo svanisce fra i canali delle acciaierie del Belgio. Allo stesso modo in cui tramontano le parole della memoria e della condivisione della storia sociale e politica – che sembra impossibile – e vanno a scaricarsi su un cumulo di detriti in cui il gioco di forza sembra essersi appropriato anche dalle ideologie e dalle forme più civili.

In questo film, le cui immagini sembrano emergere dal profondo di un sogno estatico, da un altrove in attesa di essere ripopolato quando verrà meno il nonsenso del mondo. In questo film transita la gioventù senza utopia, i corpi e le menti – i sogni – colonizzati, la storia degli spazi bianchi sfruttati dai bianchi europei, la negazione e la mancanza di quesiti da parte dei colonizzati. Transita anche l’impotenza, l’incapacità di abbandonare una dialettica di potere, per disperazione. Sembra che una cecità collettiva impedisca di vedere e di agire in mezzo ai nuovi paesaggi di ingiustizia e afasia che stanno emergendo, o che sono già ben consolidati dentro e fuori di noi. Non per mancanza di consapevolezza, ma per una sorta di eccesso che non si è in grado di districare. È una realtà eccessiva che soffoca l’irrealtà dei desideri”.

E quindi in questo panorama, apparentemente spinto in avanti, c’è una digressione, un fermo immagine che imprigiona la possibilità di trovare una via di uscita, c’è un impasse che provoca uno stillicidio di morte, un senso di stagnamento che divora quello che chiamiamo la vita vera, il presente della civiltà in cui viviamo.

Le tenebre sono qui, intorno a noi, ribadisce l’insegnante sul battello nel tentativo di riflettere insieme alla sua classe di migranti sul male di ieri e sulle condizioni dell’oggi. Ma il confronto culturale, l’occasione di imparare l’uno dall’altro verrà sommersa dall’ebbrezza dell’incomprensione. Chi è il folle? Dove confluisce la rabbia degli uni e degli altri? Le interpretazioni restano aperte. Non c’è un unico modo per elaborare il passato, non c’è una voce univoca che detti verità eppure si resta spesso ostaggi dalle proprie posizioni, espropriati da nuove definizioni. Il nero e il bianco, dimentichi di sé, inchiodati entrambi al proprio corpo come una condanna, in cui la strada del sapere non di per sé offre un’uscita, una luce non contaminata.

É possibile costruire un immaginario altro? É possibile riscrivere Sterminate quei bruti!? o cancellarlo dalla storia. Un leitmotiv che si sbiadisce in lontananza: Perché non ci sono più giovani a voler dissertare? Perché non ci sono più persone ad opporsi?

Oltre alla fotografia che commuove e alla sceneggiatura acuta e graffiante, Bateau Ivre merita di essere visto per sentire risuonare in profondità le domande di ciascuno sul proprio divenire.

Per maggiori informazioni: www.cinetecadibologna.it

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