2. Memorando

Polizia da coprire, popolo da spogliare

Chi ha seguito nei mesi scorsi l’andamento di Maydan senza entrare troppo nel merito, si starà chiedendo: come mai la pazienza è finita? Perché dopo tante settimane di disciplina all’improvviso sono apparse le catapulte, i Molotov e altri accessori da guerriglia? Che cosa ha riscaldato gli spiriti dopo tante settimane di protesta contenuta nei margini della piazza Indipendenza e delle strade limitrofe?

Ho già descritto gli eventi di dicembre, quando il popolo accorreva numeroso dopo l’offesa recata dal maldestro tentativo di sgomberare la piazza. Poi ci sono state le feste. Gli scettici dicevano che il freddo e la voglia di tornare a casa avrebbero disfatte le fila dei difensori della piazza. Niente affatto: tutto è andato al contrario. Hanno organizzato dei bei concerti per tutte le festività civili e religiose, e la gente arriva a ondate verso sera e nei week-end. Quando il parlamento ha ripreso a lavorare, all’ordine del giorno c’era il bilancio dell’anno entrante. Insieme a quello, il 16 di gennaio, hanno votato uan serie di aggiunte, proposte dai due deputati del Partito delle Regioni e volte a migliorare “la difesa della sicurezza dei cittadini”. La votazione era irregolare, fatta con l’alzata di mano, senza partecipazione di gruppi minoritari; più avanti verrà rilevato, che fra i votanti avevano calcolato più deputati di quanti ne erano registrati all’inizio della seduta. Questa legge è entrata in vigore oggi, 23 di gennaio 2014, e renderà l’Ucraina, alla stregua della Russia, un paese imbavagliato.

Maydan, Kiev, Ucraina, tenda

La prima tenda, piazzata su Maydan a novembre.

Le nuove regole vanno dalle più apertamente anti-democratiche, rivolte a soffocare qualunque dissenso, fino a quelle che sfiorano il ridicolo, subito sbeffeggiate nei social network. La proibizione di indossare un casco protettivo, maschere o uniformi durante le manifestazioni aveva suscitato l’ilarità dei manifestanti: hanno reagito mettendosi in testa le pentole e gli scolapasta, i cappelli da buffoni e le maschere veneziane. Si colpisce anche l’infrastruttura del Maydan. Senza un permesso ufficiale non sarà più possibile piazzare tende e sistemi di amplificazione, quindi niente rave improvvisati o scampagnate nel bosco coi balli al chiaro di luna.

Una serie di divieti riguarda la circolazione delle macchine: non si può più viaggiare in colonna oltre a cinque macchine. Questo rende fuori legge i tradizionali cortei nuziali, dove si prendono le macchine, si decorano con nastri fiori e bambole e si va tutti verso l’anagrafe. Come la mettiamo poi con le macchine governative, che viaggiano sempre incolonnate? Ancora più strano può sembrare il permesso di punire non solo la persona che sta guidando, ma anche il proprietario del veicolo che commette una infrazione. Cioè, se uno appena maggorenne presnde la macchina della nonna per provare come si fa a guidare e fa un incidente, in prigione ci va anche la nonna.

Kiev, Maydan, Ucraina

Un bar mobile su Maydan

Queste misure, in apparenza strane, servono per bloccare l’attività di Auto-Maydan, una delle forme di protesta più efficaci, inventata a dicembre dell’anno scorso. Unendo più macchine in una sorta di critical mass si potevano bloccare gli accessi alle residenze dei ministri, seguire gli spostamenti delle macchine di polizia, pattugliare le strade. L’idea nasce dalle considerazioni pratiche: una macchina occupa più spazio di una persona, chi la guida è più protetto e può muoversi agevolmente. Coordinando gli spostamenti via telefono, gli attivisti di Auto-Maydan hanno svolto varie azioni di protesta, attirando l’attenzione sui cantieri o sulle ville dei funzionari altolocati. Per fermarli, lo stato ha cominciato a ritirare la patente agli organizzatori o tirare fuori multe salate per le infrazioni commesse nel passato e mai notificate. Fino a ieri, se ti toglievano la patente, prestava la macchina ad altri e la protesta continuava. Da oggi verrai punito lo stesso!

Fra i vari passaggi della proposta di legge, quello che più mi ha sorpreso regolava l’uso dell’uniforme militare. È formulato così: “vietato prendere parte in una manifestazione senza il permesso degli organi degli affari interni indossando uniforme uguale o simile all’uniforme dei lavoratori degli organi di polizia o dell’esercito”. Più avanti nel testo si regolava l’introduzione di un ufficio apposito per il rilascio di questi permessi. Perché, se ci fosse il permesso, si potrebbe anche indossare? A chi verrà mai il’idea di travestirsi da polizotto per andare a protestare contro i poliziotti veri? O questo regolamento è rivolto contro i poliziotti e militari che si uniscono alla protesta senza togliersi l’uniforme? Sono cosi numerosi dunque da dover menzionarli a parte in una legge? Ancora peggio la menzione di ‘uniforme somigliante’: chissà come calcolano la ‘somiglianza’? Faranno come si usava con i trans a New York dei tempi di Stonewall? Un berretto militare, va bene, se accompagnato da un paio di scarponi no? Se uno indossa la biancheria dell’esercito, vale lo stesso? Su Maydan ci sono vari personaggi eccentrici, vestiti da cosacchi o da cavalieri medievali, ma definire la loro mise ‘uniforme’ è veramente una forzatura. Questo passaggio assurdo cerca forse di colpire l’ala radicale del movimento, che s’ispira agli ideali delle formazioni di autodifesa ucraina che agivano durante l’occupazione nazista. Indossano anche nei giorni nostri, come un sinistro recupero della memoria storica, un certo tipo di capello, simile a quello dell’esercito polacco. Però , non è definibile “uniforme dei lavoratori di polizia o esercito”, se è preso da un gruppo che non era un esercito vero e proprio.

Ancora più ambigua è l’introduzione del reato di estremismo, concetto molto ben definito che mi permetto di riportare interamente: “l’estremismo è l’incitazione alla violazione dei diritti, delle libertà e degli interessi legittimi delle persone, inclusa la limitazione diretta o indiretta o l’affermazione dei privilegi diretti o indiretti della persona e del cittadino secondo i criteri della razza, colore della pelle, convinzioni politiche, religiose o altre, del genere, della provenienza etnica o sociale, dello stato patrimoniale, luogo della residenza, secondo le caratteristiche linguistiche o altre. È vietata anche la propaganda dell’esclusività, della superiorità oppure della inferiorità di una persona (o di un gruppo sociale) causata dalle particolarità della sua appartenenza sociale, razziale, nazionale, etnica, linguistica, religiosa oppure del suo rapporto con la religione.”

Ah, se fosse vero! Farebbe dell’Ucraina un paese estremamente tollerante! Nessuno potrebbe più maltrattare i gay, discriminare le donne o ammazzare studenti africani. Non si capisce allora perché avevano fatto così tante storie per introdurre l’aggravante dell’omofobia! Pochi mesi fa sembrava un ostacolo insormontabile. Peccato che il reato di estremismo sia focalizzato sulla diffusione dei documenti contenenti un’idea estremista (comizi, manifestazioni ecc.), ma non sulle… azioni ispirate dall’estremismo! Non sarò un’esperta di legge, ma c’è scritto che è proibito diffondere i documenti estremisti, presentarli durante le manifestazioni o leggerle a voce, ma attenzione! Non è vietato menare qualcuno nel nome delle idee estremiste. Dunque, se hai scritto un volantino contro gli zingari o gridato uno slogan razzista, sarai classificato come un estremista, ma se hai ammazzato uno zingaro sarai classificato come un omicida e basta, non come omicida estremista. Di fatto, è talmente ambiguo che potrà essere applicato a quelli di Maydan, con i loro discorsi dal palco e adesivi che sbeffeggiano Yanukovich, ma non i tizi che menano i manifestanti la sera tardi, mentre cercano di tornare a casa. Non si dovrà più gridare “Ucraina sopra tutto”: sarebbe dichiarare la superiorità di un paese sopra gli altri. Inutile spiegare che per quelli che lo gridano non si tratta di denigrare altri paesi, ma solo di dichiarare, al mondo e a se stessi, che in quel istante nulla è più importante per loro che l’esistenza e la libertà del loro paese. Anzi, sarei passibile di una multa anche io: il mio ipad è decorato con un palese invito alla violenza: “esci in piazza, è ora di dare una risposta”. In mezzo alle scritte, delle sagome di persone, e fra loro di un bimbo con camion-giocattolo appresso. Un futuro estremista?

Molto dettagliate anche le nuove condizioni di vita per i lavoratori della polizia, dell’esercito, dei giudici, e via discorrendo, fino alle guardie del bosco e della pesca. Tutti loro da oggi hanno uno status protetto particolare. È proibito indagare su di loro o sui loro famigliari, diffondere pubblicamente i loro nomi e gli indirizzi, rendere pubblico il loro privato. Oltre al fatto che ogni aggressione nei loro confronti comporta pene più severe di quelle riservate ai comuni cittadini, c’è anche l’assicurazione della vita obbligatoria e pagata dallo stato. È posta sotto protezione anche la loro abitazione, il loro patrimonio e la loro famiglia. Ad esempio, se si sentono minacciati, possono installare i sistemi di sicurezza e antincendio, sempre a spese dello stato. Che non ci sbagliamo: è precisato chi sono i famigliari da tutelare. Dopo la sfilza dei gradi di parentela possibili e immaginabili, fino ai bisnonni e ai pronipoti ci sono “le persone conviventi, che sono unite dalla vita domestica e hanno reciproci diritti e obblighi, incluse le persone che vivono insieme e non hanno contratto il matrimonio”. Benvenute nel mondo dove le coppie di fatto, a prescindere dal sesso, hanno dei privilegi… a patto di convivere con un ufficiale!

polizia, protesta, Kiev, Ucraina

Un reparto della polizia a Kiev, Ucraina

Questi cari servi del popolo, perpetuatori della legge, oggi si sono distinti con un atto degno dei nazisti, che durante l’occupazione dell’Ucraina amavano farsi fotografare vicino ai corpi delle vittime. È stato diffuso il video girato da uno dei poliziotti, in cui si vede un giovane uomo spogliato nudo, con solo le scarpe addosso e i segni di pestaggi sul corpo. Possiamo intuire che è uno dei sostenitori di Maydan dal suo taglio di capelli alla foggia dei cosacchi; infatti, più tardi si scoprirà che appartiene ad uno dei corpi di autodifesa. Lo fanno scendere dal pulmino della polizia in mezzo ad un campo innevato. Ridono, girano dei video, si fanno degli autoscatti vicino all’uomo catturato, gli danno degli scappellotti leggeri, quasi paterni, sulla nuca. Poi l’ordine di ritornare nel pulmino, e fine della scena. Considerando che oggi la temperatura era intorno ai 10-15 sotto zero, la ripresa è a dir poco di cattivo gusto. Lui ha obbedito, a denti stretti, perfettamente in linea con la nuova legge: ogni ordine del poliziotto deve essere sollecitamente ubbidito, anche quello di posare nudo con i propri torturatori.

Il ridicolo e i cavilli burocratici non devono distogliere l’attenzione dalle più gravi misure restrittive della libertà individuale. Un parlamentare può essere privato dell’immunità parlamentare e arrestato, anche durante una sessione plenaria mentre i poliziotti antisommossa non sono più punibili per le loro azioni. Si indebolisce così la democrazia parlamentare e si irrobustisce e rende praticamente inattaccabile qualunque elemento dell’ingranaggio del potere. Per soffocare il dissenso e il controllo civico sulle istituzioni, si taglia l’ossigeno alle NGO finanziate dall’estero: devono chiamarsi d’ora in poi “agenti stranieri”, come in Russia, aggiungendo come un marchio d’infamia questa dicitura alla propria ragione sociale. Sembrerebbe solo una parola in più nella ragione sociale, ma ‘agente’ nella lingua russa, fin dai tempi sovietici, si usa per indicare una spia. La scelta della parola sott’intende che si agisce di nascosto e con gli scopi oscuri e malvagi. Oltre alla reputazione, si colpisce anche la tasca: le NGO devono dichiarare il proprio reddito e le dotazioni estere che ricevono saranno tassate.

Sotto minaccia anche lo strumento principale dell’organizzazione del Maydan e della diffusione degli informazioni indipendenti: l’Internet. Con la nuova legge, i siti che diffondono sistematicamente le notizie d’attualità devono essere tutti registrati presso gli organi ufficiali e il governo può bandire rapidamente l’accesso a un sito internet, senza spiegarne il motivo. Nel caso di rifiuto di eseguire l’ordine di oscuramento, il provider verrà multato e le sue attrezzature confiscate. Oltre il danno, la beffa: i provider devono provvedere a proprie spese ad acquistare e rendere operative le attrezzature tramite le quali il governo potrà controllare le loro attività.

Si arriva anche alle modifiche di stampo kafkiano del codice processuale: la disobbedienza al pubblico ufficiale o mancato rispetto alla corte durante un processo è punibile subito e senza diritto di appello; un protocollo di violazione di ordine pubblica non deve essere firmato dall’accusato, bastano dei testimoni; l’ingiunzione di comparizione in corte non deve essere più controfirmata dall’interessato, basta “qualunque altro dato” ad esempio un testimone o una registrazione video; una persona può essere processata e condannata in contumacia. Mettendo insieme questi ultimi tre elementi, si può ipotizzare la situazione in cui vieni identificato durante le proteste, chiamato in tribunale con un lettera firmata dal tuo vicino e poi processato in assenza, senza nemmeno sapere per cosa.

“Benvenuti in Russia!” – questo era l’amaro commento di chi vive in un paese dove la libertà di parola è bloccata da un pezzo e la gente non ci prova nemmeno a protestare, memore del triste destino dei manifestanti di piazza Bolotnaya. Altri invece pensano alla Bielorussia, dove un assembramento di più di due persone è considerato “comizio non autorizzato” e l’applauso in pubblico è stato proibito dopo che la gente ha provato a manifestare mettendosi per strada ad applaudire. A mio avviso, non è solo una copia presa dalle nazioni limitrofe. È solo un’espressione legale del pugno in faccia, metodo di conversazione con il dissenso prediletto dal governo Yanukovich.

Maydan Kiev Ucraina protesta

Manifestanti a Kiev (c) Marina Sorina

Ripassando mentalmente Maydan che ho visto a dicembre, capisco che questa legge ne è una sorta di caricatura mortifere, un calco negativo di quello che Maydan è stato e non deve più essere. C’erano volantini con foto, nomi, indirizzi e malefatte dei giudici. Sono stati proibiti. Altri volantini svisceravano le origini sospette delle ricchezze di famiglie potenti. Proibiti. C’era un prete che raccontava che il potere non sempre va obbedito. Da oggi è un’estremista. Ho visto gente che si proteggeva la testa con il casco da cantiere e lo decorava con la corona dei fiori. Oggi dovrebbero essere multati, come se proteggersi fosse un crimine.

La musica, le tende per ripararsi, i falò, il tè caldo con lo zenzero, le assi di legno da mettere sotto i piedi per non congelarsi, offerte anche ai militari: vietati. Le dirette in streaming, l’onda istantanea delle notizie via Fb, i video che denunciano gli abusi, i mass media che trasmettono i fatti, e non menzogne: estremismo. La ricerca degli scomparsi, l’approvvigionamento dei medicinali, le colonne di auto che segnalano gli spostamenti dell’esercito, le preghiere e gli inni, le bandiere gialloblù e i volantini spiritosi: da cancellare.

Ah, l’ultimo tocco: alle organizzazioni religiose è vietato partecipare alle “attività estremistiche”. Da oggi, anche i preti di campagna che guidano la preghiera su Maydan e le suore che cantano gloria al Signore, diventano dei fuorilegge.

23 gennaio 2014

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