I nuovi cittadini

Nuovi cittadini 8: Greta

una scuola media negli Stati Uniti

una scuola media negli Stati Uniti

Greta ha sedici anni e frequenta la terza media in una scuola della periferia romana. Greta è rumena, come quasi il 19% degli alunni stranieri presenti nella scuola italiana. Gli alunni di cittadinanza non italiana secondo il MIUR, Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, nell’anno scolastico 2011/2012 erano il 9% della popolazione scolastica dell’obbligo, pari a 755.939 unità. E il 44% di loro è nato in Italia da genitori stranieri. Il maggior flusso proviene dalla Romania, poi ci sono gli albanesi e i marocchini. Il 50% degli studenti rumeni frequenta nel Lazio, nel Piemonte e in Lombardia. Il 73% delle scuole italiane ha una percentuale di presenza di alunni non cittadini italiani che va dall’1% al 30%. E se in Sicilia, Sardegna e Campagna ci sono quasi il 45% di scuole prive di alunni stranieri, ci sono 1000 scuole sparse in Italia in cui la percentuale sale al 40% di presenze. Roma con i suoi 36657 è il comune con più studenti di cittadinanza non italiana. Greta fa parte di questo numero, che nel frattempo sarà anche aumentato. Nella sua classe ci sono un ragazzo indiano e una bengalese, c’è una ragazza moldava, altre due rumene e un ragazzo sempre rumeno. La classe è composta da 21 alunni in tutto. Siamo nella media. E fortuna vuole che in questa classe, la maggior parte di questi alunni non sia arrivato ieri, e quindi non c’è un problema di incomprensione di base, perché tutti conoscono l’italiano, almeno quello base, compresi gli alunni di cittadinanza italiana, cosa non scontata. Tra i 21 si sono create dinamiche da classe. Ci sono incomprensioni, simpatie, litigi. Le alleanze non sono sempre su base etnica, mentre il fronte comune si costruisce sempre contro l’Autorità, cioè il Prof. Tutto nella norma. Gli scambi, però, sono notevoli, sia perché in classe scappano le parole nella propria lingua d’origine, e Greta ama insultare i suoi compagni nella sua lingua, sia perché l’apporto esperienziale del singolo, proprio perché non veicolato, ha un grande impatto sulla comunità-classe. Nel piccolo della loro aula sperimentano la società che vivranno una volta usciti dalla scuola ed è forse questo uno dei meriti che bisogna riconoscere all’istituzione scolastica, nonostante le innumerevoli carenze strutturali. Viene da chiedersi come è la visione del mondo di quei ragazzi che frequentano il restante 27% delle scuole italiane, dove, in classe, non c’è nemmeno un compagno di cittadinanza non italiana – definizione politically correct.

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