2. Memorando

Disperatamente Turchia

Un contributo di Murat Cinar

Luogo: Istanbul, dentro la metropolitana zona Kadikoy. Data: 11 Marzo 2014

turchia2Nasce in pochi minuti una discussione forte intorno alla morte di Berkin Elvan. Due persone iniziano a camminare in mezzo al treno insultando e minacciando le altre persone, dicendo delle parolacce fortemente sessiste e sottolineando che in Turchia esiste una bandiera unica, una patria unica, un popolo unico ed uno stato unico. Queste due continuano a spargere terrore minacciando tutte le persone. Ad un certo punto uno di loro, sentendo un insulto dall’altra parte del treno, inizia a correre verso quella direzione. In quel momento parte una rissa e questi due ragazzi vengono picchiati fortemente da una ventina di persone(forse di più) fuori e dentro il treno fermo in quel momento a porte aperte. C’è chi chiede di picchiarli fortemente, addirittura di ucciderli, c’è chi li insulta e c’è chi chiede di smetterla.

Una scarica di nervi, tensione, odio e rabbia. Una scarica verbale fortemente sessista e fisica di massa. Poco dopo, grazie alle persone un po’ più calme, questi due ragazzi vengono portati via nel vagone e protetti dalla furia delle altre persone. I due ragazzi chiedono scusa e pietà. C’è chi ancora prova a picchiarli e c’è chi gli chiede di consegnare il coltello che precedentemente uno di loro aveva tirato fuori. Passano 4 minuti, e nessun agente di sicurezza o singolo poliziotto si vede in giro.

Ad un certo punto si vede uno dei due ragazzi fuori dal treno con una pistola in mano. Qualcuno dice che è scarica ed ha lasciato le munizioni da qualche altra parte. La gente grida invitando gli agenti di sicurezza di venire sul posto. I due ragazzi ormai stanchi entrano nel treno e stanno fermi, uno accanto all’altro, uno seduto per terra. Si lamentano del fatto che siano stati picchiati da circa una cinquantina di persone. Qualcuno gli chiede di stare zitto e non comportarsi più in questo modo. Fra i più anziani c’è chi cerca di consolarli e calmarli. I ragazzi ripartono con le minacce e parolacce e chiedono alle persone di smettere di parlare di quello che è accaduto. Il treno è fermo ormai da più di 8 minuti con le porte aperte, le telecamere di sorveglianza interne ed esterne molto probabilmente funzionano ma ancora nessun responsabile della sicurezza è arrivato sul luogo.

turchiaQuesto è solo uno dei tanti episodi che vive il Paese, come quello che è successo ieri ad Istanbul in zona Okmeydani. Il 12 Marzo, di notte, durante gli scontri in atto dopo il funerale di Berkin Elvan, è stato ucciso un giovane di nome Burak, sempre nella stessa zona. Ieri, durante i funerali di Burak, c’era rabbia ed espressioni d’odio. La maggior parte delle persone che hanno assistito all’ultimo viaggio di Burak avevano le bandiere del Paese, gridavano degli slogan religiosi ed alcuni non hanno esitato ad insultare quelli che erano nel funerale di Berkin il giorno prima. In tarda serata Okmeydani ha assistito agli scontri tra la polizia ed i gruppi di diverse linee politiche. Diverse registrazioni video mostrano delle persone gridare: “I Burak sono qui, dove sono i Berkin?” e “I caduti non muoiono, la patria non si divide”.

La Turchia di oggi, nel mese di Maggio del 2013, ha dato vita ad una rivolta dopo anni di repressione sociale ed economica. Durante questa rivolta la risposta da parte del governo e da parte delle forze dell’ordine è stata violenta, ignorando le richieste delle milioni di persone, che per mesi, giorno e notte, sono scese in piazze in quasi tutte le città del Paese. Migliaia di persone sono rimaste ferite, più di 10 persone sono rimaste senza un occhio, una ventina di persone hanno perso la funzionalità totale di almeno uno degli organi interni e fino ad oggi 11 persone hanno perso la loro vita, tra le persone che manifestavano, quelle che erano di passaggio durante le proteste ed i poliziotti.

Nonostante tutto questo dolore e questa grande richiesta per le dimissioni del governo, oggi il potere amministrativo del Paese in pieno periodo elettorale continua a puntare il dito verso le persone che hanno manifestato definendole come la radice ed il responsabile di ogni tipo di problema, creando così una netta divisione nelle teste come “noi” e “voi/loro”, i “buoni” ed i “cattivi”. L’informazione trasmessa da parte della maggior parte dei giornali mainstream, in merito a tutto quello che è successo e succede oggi nelle strade del Paese, è spesso manipolata, parziale, censurata e di parte.

Oggi le persone che conosco hanno di nuovo iniziato a dirmi “meno male che tu te ne sei già andato via da qui”. La Turchia sembra che stia diventando un paese in cui la diversità fa paura sempre di più, un paese di persone non disposte a discutere e trovare dei consensi, un paese di persone che cadono facilmente nella violenza ed nei meccanismi di alienazione, un paese di cavie per un grosso e storico laboratorio di politiche nazionaliste a taglio etnico e religioso.

Un paese in cui se vivessi oggi purtroppo non sarei felice…

video 1 metro: http://alkislarlayasiyorum.com/icerik/179990/kadikoy-metrosunda-karsit-goruslulerin-kavgasi-kufur-icerir

video 2 persone di sera in zona Okmeydani: http://www.odatv.com/vid_video.php?id=8D06H

video 3 funerali di Burak: http://youtu.be/ccfmkVVfG10

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