2. Memorando

Territorio (temporaneamente) occupato

Crimea, Mar nero

Un anziano in villaggiatura a Yalta, in Crimea.

Sarà che è arrivato il momento di tornare in Ucraina, come ogni anno, e il mare sarà escluso dal tragitto. Non voglio più rimandare, anche se il discorso è già fuori dalla cerchia d’attenzione. Noi umani abbiamo tutti un deficit d’attenzione, ma io insisto, pensando alla Crimea.

Ancora a marzo, il governo Ucraino aveva finalmente definito lo status della penisola staccata: territorio temporaneamente occupato. Come  la Palestina. Le analogie semplicistiche non sarebbero perfettamente simmetriche, ma per chi non riconosce la legittimità di occupazione dei territori palestinesi non ci sono dubbi: come l’Israele ha occupato i territori palestinesi accampando scuse di tipo storico e mitologico, così la Russia si è ripersa la Crimea basandosi sul passato.

La legge sullo status di Crimea, tanto discussa e fatta in fretta è entrata in vigore dal 15 di maggio, votata da tutti i partiti tranne i comunisti. Regola quello che lo stato ucraino deve ancora ai cittadini ucraini rimasti intrappolati nella penisola: gli stipendi, le pensioni, il sussidio di disoccupazione, la partecipazione al voto alle presidenziali. Ogni nuova struttura di governo non è riconosciuta come legittima, le violazioni dei diritti umani sono tutti a carico del governo russo, come i danni legali ed economici, derivanti dall’occupazione. Non riconoscono l’attribuzione automatica della cittadinanza russa agli abitanti di Crimea, dunque chi vuole può avere la cittadinanza doppia e continuare a entrare nel territorio ucraino, pervio controllo ai punti di frontiera. Chi non ha chiesto pensione o sussidio russo, continuerà ad averlo dall’Ucraina. Sarà di difficile applicazione, è più un’idea che istruzione da seguire, ma la penisola di Crimea rimane, per la legge Ucraina, un territorio inalienabile; per fortuna, anche la maggioranza della comunità internazionale sostiene questo punto di vista.

Come nel caso di Israele vs. Palestina, anche in Crimea c’è  un popolo autoctono che ci è andato in mezzo: i tartari di Crimea, che oggi celebrano il giorno di memoria della deportazione, perpetuata dal governo sovietico all’alba del 18 maggio del 1944.

Un comizio commemorativo si teneva da anni, da quando sono tornati, ma nella Federazione Russa le manifestazioni non autorizzate non si ha da fare. I tartari se ne sono già accorti quando ai primi di maggio hanno cercato di forzare il cordone della polizia e far entrare il loro leader, Mustafa Djemilev, in Crimea. Il risultato: una cinquantina di multe salate ai trasgressori, Djemilev rimane in Ucraina, la sua casa è perquisita, la moglie è in ospedale con problemi di salute. La celebrazione del 18 era discussa ma non è uscita bene dalle trattative con il governo di Aksyonov, il quale ha vietato qualunque manifestazione pubblica fino al 6 di giugno.

Questo divieto è in netto contrasto con il bel gesto del presidente Putin, il quale ha firmato di recente una proposta per la riabilitazione ufficiale dei popoli di Crimea deportati nei tempi di Stalin. Fra armeni, bulgari, greci, tartari e tedeschi non si è trovato lo spazio per gli italiani di Crimea. Da un lato, ecco le parole altisonanti e vaghe su “misure complesse per il ripristino della giustizia storica, rinascita politica, sociale e spirituale”, dall’altro divieto di raduni dedicati allo stesso argomento. Secondo il nuovo governo, nessuna contraddizione: se vuoi festeggiare, accomodati in casa tua, nessun problema!

Putin ama i gesti appariscenti. Il giorno della vittoria, 9 maggio, indovinate dov’era? In Crimea, a ringraziare i veterani per il loro aiuto nell’annessione. Ormai è ubiquo! Chi altro riesce a fare una parata militare a Mosca la mattina e la seconda di pomeriggio a Sebastopoli, un po’ come Stalin che scendeva platealmente dall’aereo nel finale della “Battaglia di Berlino”, per incontrare le folle festanti dei popoli liberati. Il presidente russo si è rivolto in particolare ai veterani, sottolineando che la riannessione della Crimea è anche merito loro. Come hanno fatto gli anziani ormai ultraottantenni a dare una mano in questo furto? Tramite la trasmissione dei valori morali di unità, giustizia, coscienza, – applicati a quanto pare unilateralmente agli interessi russi.

Di recente parlavo con un amico, professore di storia, una delle persone più lucide e oneste che conosca. Aggiornandosi, mi ha detto: era una sorpresa scoprire che in Crimea la gente davvero voleva andare via dall’Ucraina. Lui dubitava di tanto improvviso entusiasmo, ma altre persone meno abituate a leggere fra le righe se la saranno bevuta, la storia dell’entusiasmo popolare. Nessuno di loro andrà a leggere il rapporto del Consiglio per lo sviluppo della società civile e i diritti umani del presidente di FR, una fonte ufficiale, che ammette senza alcun imbarazzo che l’affluenza alle urne era fra 30-50%, di cui circa 50-60% hanno votato a favore dell’annessione alla Federazione Russa. Queste stime significano che fra 15 e 25% della popolazione era a favore, considerando che fra i votanti molti hanno partecipato più di una volta e altri erano venuti da altrove a dare una mano, è molto difficile parlare di plebiscito popolare. Le cifre ufficiali, nel caso non li conosciate, parlano di 97% di voti a favore fra i 83% di popolazione che ha partecipato al voto.

I sentimenti di quelli che hanno votato però non sono contraffatti. Non che la Crimea fosse mai stata particolarmente patriotica: aveva il suo status di autonomia e la maggiore lamentela nei confronti dell’Ucraina “continentale” è che smettessero di inviare i dirigenti da Doneck, amici di Janukovich. Se Maydan fosse un po’ più organizzato e vigile, avrebbero cavalcato l’onda di questa giusta indignazione per spiegare ai crimeani che ora la vecchia classe dirigente corrotta a loro estranea verrà rimossa. Ma la Crimea era troppo lontana da Kiev, c’avevano altro da fare. Sochi invece era vicina e Putin, una volta finite le gare, era questione di poco girare lo sguardo in quella direzione e organizzare il passaggio.

Negli stessi giorni ho accompagnato in giro per i negozi una coppia molto benestante, più costazzurrini che russi per stile di vita. Erano aperti e simpatici, e abbiamo potuto affrontare l’argomento Ucraina senza timore di rovinare la simpatia: va bene Maydan, d’accordo essere contro la corruzione. Ma all’argomento Crimea si sono bloccati, dopo che ho fatto una semplice domanda: Perché avevano tanta fretta a fare il referendum? Perché hanno continuato ad avvicinare la data del suo svolgimento, passando da un mese, che già era poco, a sole due settimane per organizzare il referendum e il successivo passaggio da uno stato ad altro?

A dir il vero, ancora oggi mi pare inverosimile che qualcuno possa decidere il destino di milioni di persone così in fretta. Ma i miei amici russi mi hanno fornito un argomento a loro avviso inconfutabile: durante le Olimpiadi nel Mar Nero c’era una nave americana: “hanno detto che era lì per la sicurezza dei giochi ma noi sappiamo che non era per quello”. Poi la nave è andata via senza colpo ferire, ma avrebbe potuto tornare in ogni momento, e minacciare la sicurezza russa! Per questo abbiamo dovuto prendere Crimea al più presto, perché se no gli americani ci avrebbero piazzato subito le loro basi NATO!” Ribattevo: “Allora non c’entra il referendum! Il vero movente era di ordine militare?” Loro sorridevano, imbarazzati, come per dire: è così ma mica possiamo ammetterlo. La minaccia virtuale di un ipotetico intervento militare era sufficiente per prendere decisioni nel mondo reale.

Avrei voluto chiedere loro: perché non prendere allo stesso modo altri territori dove gli americani avrebbero potuto piazzare le loro basi militari, che ne so, un pezzo di Bulgaria o di Turchia? – ma non mi andava di inveire, anche perché il commesso ha finalmente proposto la giacca giusta, tutta fatta a mano, che stava bene con gli occhi azzurri del amico russo.

Insomma, se anche le persone lucide e ragionevoli si perdono nel spiegare i motivi dell’annessione, a me non rimane altro che la sensazione di aver assistito a una burla di un prestigiatore che di fronte al pubblico ipnotizzato ripulisce le tasche degli astanti. A ciascun tipo del pubblico è stata fornita una spiegazione adatta: per il popolino l’hanno spacciato come questioni di volontà popolare e per l’élite come questione di sicurezza. Tolte le cortine fumogene di patriottismo un po’ ammuffito, rimane un furto maldestro a danni della popolazione locale. Una transizione così ampia non può essere fatta bene se non esiste un piano d’azione per il dopo. E per sviluppare un piano del genere ci vuole il tempo e la calma.

Pensate al casino che crea il trasloco da una casa ad altra. Ora, immaginate cosa significa spostare una grande regione da uno stato ad altro. Pensate anche quanto tempo ci vuole solo per far entrare uno stato in un’organizzazione sovranazionale: armonizzazione della legislazione, livellamento dei prezzi, accordi puntigliosi e trattative dettagliate. Preparando il referendum in Scozia, ci hanno messo anni solo per decidere come formulare in modo corretto i quesiti. Non è perché sono pigri o non ci sanno fare: le cose vanno fatte bene, e la fretta è cattiva consigliera. Ci vogliono anni di lavoro congiunto e pacifico dei giuristi ed economisti di entrambi paesi. Il lavoro che in Crimea non c’è mai stato.

Per i suoi 2,5 milioni di abitanti sono bastate due settimane. Questa precipitosa decisione, ammesso e non concesso che a decidere fosse stato il popolo, ha messo a nudo di quanti fili intrecciati è fatto uno stato. È un corpo, a cui si è cercato di staccare degli organi vitali. La Russia non ha un confine via terra con la Crimea, mentre l’Ucraina sì. Per costruire strutture alternative, ad esempio un ponte nuovo sullo stretto di Kerc’, ci vorranno anni e miliardi. L’acqua, l’elettricità, – tutto questo le arrivava e continua ad arrivare dall’Ucraina. La Crimea non è autosufficiente anche per i prodotti alimenti: 70% arrivavano dall’Ucraina continentale. Srotolando la matassa, mi pongo tante domande: le bollette per le utenze di gas e acqua, a chi andranno pagate e in quale valuta, se le materie prime arrivano dall’Ucraina?

Gli impiegati pubblici hanno giurato fedeltà allo stato ucraino entrando nel loro ufficio. Poliziotti, giudici, insegnanti, impiegati dell’anagrafe. Cosa faranno ora? Verranno licenziati, o cancelleranno il vecchio giuramento e ne faranno uno nuovo a favore della Russia? A proposito, tutti i pagamenti sociali sono statti interrotti immediatamente dopo l’annessione: visto che le pensioni aumentate erano uno degli slogan più allettanti nella fulminea campagna referendaria, era logico passare il pacco al nuovo mittente, riservando i pagamenti a chi resta cittadino ucraino.

A proposito di finanze, come si fa a passare da un sistema all’altro? Privatbank è stata nazionalizzata, ma le banche russe non possono aprire filiali in Crimea. Non è un territorio riconosciuto internazionalmente, lavorarci comporta la perdita dello status di banca internazionale e grosse sanzioni. Se le vecchie banche sono chiuse e le nuove non hanno aperto, chi metterà i contanti dentro i bancomat? A chi si pagherà il mutuo?

Gli insegnanti di ucraino, tutti disoccupati ora? Se non ce n’erano affatto, come si può parlare di “persecuzione dei russofoni”? Come si fa a rispettare un insegnante che fino a ieri era fedele al governo ucraino e in giro di un mese rinnega il tutto; peggio ancora se non ci credeva nemmeno prima. Gli studenti delle scuole che hanno iniziato l’anno scolastico con i programmi e le materie ucraine (inclusa lingua e letteratura), che cosa faranno, come finiranno l’anno, che esami avranno, che argomenti?

C’era un ginnasio ucraino e una facoltà di lingua tartare in tutta autonomia. Che cosa faranno ora? A proposito di cultura, le chiese del rito ucraino ortodosso vengono chiuse, e la corrente islamica diffusa fra i tartari, che in Ucraina era ufficialmente, dopo un procedimento legale, riconosciuta non estremista, in Russia invece è considerata tale, e in quanto tale è proibita.

I farmaci e tutte le altre merci riguardanti la salute umana, che hanno passato la certificazione ucraina, se è diversa dalla russa, dovranno essere cancellati? Quanto tempo ci vorrà per sostituire le merci presenti nei depositi con beni certificati in Russia?

Quanto costerà all’economia locale ricalcolare tutti i prezzi da una valuta all’atra (vi ricordate, il passaggio di euro, come era delicato?) A proposito, in Crimea i prezzi erano più bassi che nelle regioni russe adiacenti, e adesso c’è già chi se ne approfitta, comprando cibo in quantità e rivendendolo con un buon margine di profitto in Russia. Che vuoi che importa, se in Crimea ci saranno delle mancanze alimentari?

Le proprietà private dei cittadini ucraini residenti fuori dalla Crimea, come verranno gestite? Mi hanno parlato con gioia di una fabbrica in Kerc’, che prima era di Timoshenko, e ora è russa. Secondo voi, questi passaggi di proprietà verranno fatti in modo regolare? Quanto costerà all’economia di Crimea questo passaggio di mano?

In Ucraina l’esercito era professionale, non c’era più l’obbligo di leva, in Russia invece c’è. Dunque i ragazzi di Crimea che hanno appena compiuto 18 anni andranno subito a far servizio militare nelle remote provincie russe? Anche quelli di loro che sono etnicamente ucraini e non hanno sostenuto la separazione? Non resteranno vicini di sicuro, perché in Russia vige il principio di extraterritorialità, ovvero si fa la leva più lontano possibile da casa propria. A proposito, quei militari ucraini che hanno saltato il fosso e si sono arresi, esprimendo il desiderio di servire la nuova patria svolgeranno il servizio in Dagestan, sul Caucaso.

I cittadini di Crimea che sono nelle prigioni ucraine, ora sono considerati cittadini russi e devono scontare la pena in Russia? E se in Russia, mettiamo caso, quello per cui loro erano condannati non era un crimine, verranno liberati o risarciti?

Se qualcuno era sotto processo nel momento del referendum, con quale codice penale verrà processato da ora in poi? Come faranno i giudici a riqualificarsi? Manderanno via tutti i giudici ucraini e importeranno altri, ben ferrati nel diritto russo?

I cittadini di Crimea residente altrove, in Ucraina o all’estero, che non possono recarsi in patria (e che pertanto non hanno partecipato al referendum), come potranno essere qualificati? Con passaporto di quale paese potranno viaggiare? Ne ho conosciuti alcuni, assai perplessi su dove tornare dopo un viaggio in Italia. Quelli che erano in patria avevano avuto un mese per decidere se rifiutare la nuova cittadinanza, ma gli uffici dove poter fare questa rinuncia erano stati aperti due settimane dopo, in quantità 1 ufficio per tutto il territorio, in questo modo ostacolando per chi avesse avuto il coraggio di prendere posizione di poter esercitare questo diritto, di cui molti semplicemente non erano a conoscenza. Alcuni non sapevano nemmeno che tale gesto comporta la necessità di lasciare il territorio della FR in giro di tre mesi. Un bel modo di dire: voi l’opzione ce l’avete, se siete così patriottici, mollate o svendete a prezzi stracciati i vostri averi, tagliate ogni ponte con quella che finora era la vostra vita, e andatevene fuori da qui.

A proposito, come si farà a vendere la casa se l’accesso ai registri di proprietà sono bloccati? I registri erano collegati al catasto nazionale ucraino e ora non lo sono più, come verranno verificati? Infatti, non è possibile farlo, e i nuovi cittadini russi di Crimea ottengono passaporti interni senza la residenza fissa. Per chi non lo sappia, in Russia l’obbligo di dimora fissa è tornato, come nei tempi sovietici.

E alla fine, penso una piccolezza, vera e propria: dove andranno a finire le lettere, partite quando Crimea era ancora nostra? Mettiamo, una cartolina dall’Australia, inviata il 10 di marzo ad un indirizzo di Feodosia, Ucraina, dove andrà a finire? I postini di tutto il mondo saranno in imbarazzo: in che mucchio mettere le lettere intestate “Crimea”?

Donna al mare a Yalta, in Crimea

Riposo estivo sul Mar Nero, a Yalta, in Crimea.

Qui stai esagerando! – mi direte, – se ci andavi solo in vacanza, non c’hai mai vissuto, perché ti ci fissi? Semmai dovrebbero piangere e lamentarsi quelli che ci sono nati e non possono o non vogliono più tornarci? Sarà, ma per me e per molti dei miei amici, russi o ucraini indifferentemente, la Crimea era il luogo dell’anima. Luogo dove ho visto il primo mare e dove ho incontrato il mio primo marito. Luogo in cui sono stata con tutti i miei cari: mamma, papa, fratello, sorella, nonno, nonna, primo marito, secondo marito, tre fidanzati. Dove vivevano gli amici buddisti e lo psichiatra barbuto con cui sono stata su Maydan. Per non parlare di scrittori e poeti preferiti, da Tzvetaeva fino a Limonov, che l’hanno amata e omaggiata nella loro opera.

Noi emigrati sappiamo cosa vuole dire “nostalgia”: sentire a pelle un posto che non è più tuo, dove tornare solo con il pensiero. Sappiamo quanto è forte il dolore fantomatico dell’appartenenza che non puoi più esercitare, causa assenza terra sotto i piedi. Provate ad immaginare, cosa succede se, invece, ad emigrare è un intero pezzo del tuo paese, tagliato arbitrariamente – non dalla guerra, non dalla reale e ponderata volontà di chi ci abita. Magari fosse una zattera di pietra che si stacca e naviga per conto proprio, libera e prospera, ma è un furto rapido e veloce, nascosto dietro i fuochi d’artificio delle esaltazioni gioiose di facciata.

8 thoughts on “Territorio (temporaneamente) occupato

  1. Pandora TV ha condiviso l’aggiornamento di stato di GIULIETTO CHIESA.

    10 h ·

    GIULIETTO CHIESA

    Ieri sono stato a una manifestazione a Roma, di donne del sud-est ucraino, che protestavano contro il potere di Kiev, che bombarda le città della Novorossija.
    Ho raccolto testimonianze agghiaccianti. Ovviamente da verificare. Ma vengono da persone (una delle quali ha avuto un fratello ucciso a Slaviansk da Settore Destro) che hanno informazioni dirette. La più grave riguarda Odessa, dove, nelle ultime settimane, sono stati uccise ben sedici persone: uno ad uno, attesi dai killer sotto il portone di casa. Tutte le vittime facevano parte degli arrestati dalla polizia nella casa dei sindacati di Odessa. Gli aggrediti, tutti cittadini di Odessa, vennero arrestati e tenuti in stato di detenzione per due giorni, interrogati, lasciati senz’acqua e senza cibo. In tutto, secondo quanto mi è stato riferito, erano 97 persone. Vennero liberati con la forza quando alcune centinaia di russi di Odessa assaltarono la sede della polizia. I sedici uccisi fanno tutti parte di quell’elenco. Evidentemente quell’elenco, con gl’indirizzi di casa, è finito in mano ai killer nazisti, che adesso procedono alla loro eliminazione sistematica.
    In città regna il terrore. Terrore che si esercita contro i russi. Settore Destro e Svoboda hanno preso le briciole nell’elezione che ha portato al potere l’oligarca Proshenko, ma il potere è in mano ai nazisti. Questa è la democrazia e la libertà nell’Ucraina colonia degli Stati Uniti e dell’UE.
    .

    • “ettore Destro e Svoboda hanno preso le briciole nell’elezione che ha portato al potere l’oligarca Proshenko, ma il potere è in mano ai nazisti.” Non ti sembra una cotraddizione di termini? Se segui Giulietto Chiesa, che io considero un farneticante clown, perchè continui a leggere i miei aritcoli? hai trovato la tua fonte di verità in Giulietto, vai con lui!

      • E’ strano e preoccupante che proprio lei, Marina Sorina, parli di contraddizioni. Un mio amico mi ha fatto leggere una pubblicazione in cui lei rinfacciava di tutto e di più (se mi permette, con arroganza) ad un interlocutore giornalista che s’era “permesso” di scrivere un articolo su una manifestazione di donne ucraine a Verona. Non contenta ha asserito che “i famigerati ultranazionalisti di Svoboda non hanno compiuto i passi necessari per candidarsi” alle elezioni presidenziali in Ucraina. Chi le ha risposto sulle pagine della pubblicazione (che purtroppo non ricordo) le ha documentato di tutto, compresa questa sua gaffe. Infatti Jarosh e Tyahnybok si sono candidati alla faccia delle sue convinzioni espresse con tanta violenza. E ha il coraggio di accusare altri di contraddizioni? E di parlare di Giulietto Chiesa come di un clown? Si vergogni di sparlare in questa maniera di giornalisti italiani che non vogliono far parte del suo coro.

      • Gentilissimo signor Alberto,
        la ringrazio per avermi fatto notare un mio errore. Purtroppo non è contenuto nel articolo pubblicato su Alma Blog, per cui non posso correggerlo. Spero che le sarà di consolazione scoprire che, pur essendoci candidati, i due personaggi di destra non hanno riscosso molto successo. Il popolo del mio paese si è espresso con chiarezza, scegliendo un candidato totalmente diverso dai dure radicali a lei e a me tanto invisi.
        Mi permetto di esprimere una certa sorpresa per l’energica contestazione che lei esprime nei miei confronti. Per un solo errore, tanto disprezzo? Ma lei chi è, ci consociamo? Mi fa piacere che lei mi inviti a vergognarsi, ma credo che la gestione delle mie emozioni non la devo delegare a nessuno, tanto meno alle persone sconosciute. Mi piacerebbe, visto che le sta a cuore il destino del Ucraina, che lei si esprimesse il merito di quanto scritto e pubblicato in questa sede, e non altrove.
        La discussione polemica a cui lei si riferisce riguardava un caso molto concreto, in cui una persona che si dichiara nostra amica si è permessa (perché mai virgolettare questo verbo?) di offendere lo sforzo umile che ha fatto un gruppo di donne ucraine per esprimere la propria posizione civica. Invece di sostegno che ci aspettavamo, da un nostro sedicente amico abbiamo avuto solo ingiurie. Le opinioni possono differire, ma se il paese è sul orlo della guerra, bisogna essere uniti, le critiche si possono rimandare a dopo. Un certo rammarico ne poteva nascere, non trova?
        comunque, l’arroganza e l’aggressività non mi sembrano estranee al suo modo di esprimersi. Le chiederei pertanto di moderare i toni ed essere un più rispettoso. Non mi interessa aggredire chi la pensa diversamente e non voglio essere aggredita. Avete i vostri spazi di espressione, io ho il mio, e nel mio spazio la invito ad essere gentile, concreto e costruttivo.

  2. Ucraina. Menzogne italiane

    Se hai trovato la tua fonte di verità nei mercenari che stanno infestando il mondo, vai con loro!

  3. Una mobilitazione popolare: per un 2 Giugno di democrazia e di pace

    http://corpicivilidipace.blogspot.it/2014/06/2Giugno.html

    Consiglio questa semplice lettura perché mi pare che tenti, e che possa aiutare non solo me, a camminare domandando invece che cadere nella noiosa trappola idiota. La trappola di chi necessita dello scontro fra i popoli per continuare a dividere e ad imperare, fingendo addirittura di venire in soccorso di esseri umani per salvarli nascondendo la frode, nella trappola di chi necessita che venga eliminata dalla faccia della terra l’idea stessa di uguaglianza e di condivisione opponendovi la nauseabonda e nefasta legge del forte che vince sul debole, e di impregnarla nelle menti come se fosse naturale e ineluttabile, al fine di continuare senza freni ad accumulare in poche mani e sperperare insensatamente le risorse di tutti, nella trappola cioè preparata da quei POCHI E SOLITI RICCONI LADRONI E ASSASSINI che della vita di tutti gli altri esseri viventi non gliele frega assolutamente nulla. Compresa la tua.

  4. Lei parla di “essere gentile, concreto e costruttivo”. Come le frasi che ha snocciolato al direttore de L’Altra Cronaca per rinfacciargli un semplice articolo di cronaca, con brevi commenti del tutto nel suo diritto? Lei gli ha dato del “falso”, dell'”abile manipolatore dei fatti sotto la maschera soave di un amico”, nascosto dietro a “rancore e disprezzo”, autore di un “infame articolo”. Tutte punzecchiature diffamatorie espresse, ripeto (e come me la pensano in molti che hanno letto il suo edificante attacco) in maniera maleducata e violenta. E lei, saccente, si permette di far la morale a me o ad altri semplicemente perchè non la penso o non la pensano come i suoi nazionalisti ucraini che stanno massacrando anche donne e bambini nel Donbass? Lei può infinocchiare chi la segue su questo blog (che non credo sia sua proprietà esclusiva e nemmeno “chiesa del suo credo”) ma non quelli che si documentano obiettivamente e pensano con il proprio cervello. Il giornalista ha risposto a quella sua letteraccia scritta per conto delle Malve di Ucraina con colonne di argomenti circostanziati, perlatro ripresi da vari altri giornali e siti su internet. Si informi meglio. Non si è nemmeno abbassata a replicare ai suoi tanti errori d’interpretazione, anche grammaticali. E’ proprio piena di se stessa. Mi dispiace per chi prende come oro colato le sue convinzioni che stravolgono la verità di quanto è successo e succede in Ucraina. E’ preoccupante il suo comportamento ma non certo vincitore. Per fortuna.

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