4. Espressioni

Il volo del calabrone

Un contributo per “la stanza degli ospiti” di Gentiana Minga

Quant’è delizioso il volo del calabrone!

Ma dimmi tu se non ti è mai capitato di sentire quel fruscio delle ali del violoncello e rimanere senza fiato! Esisterebbe mai uno spettatore che non vede oltre Gvidan nelle sue meraviglie dell’isola di Bujan, l’immagine di un gruppo di bambini birbanti che tengono come preda un disgraziato calabrone, le zampe legate con un filo lungo e, cosi, dominato e segregato, lo fanno girare e girare, fin che…

violoncelloQuando l’archetto del violoncello era quasi all’apice e, dalle corde si scatenava il gemito lamentoso delle ali violacee del calabrone, piccoli ma resistenti, dalle ossa infinitamente fragili, fuoriusciva un crepitio doloroso, lui sentì un pianto. Tenero e trattenuto, inconscio, timido, come se temesse di sgualcire l’aria pesante che abbondava sul palcoscenico.

Girò la testa cosi lentamente che dubitò di averlo fatto e vide la sua vicina… un profilo umano… Nemmeno, forse un dipinto, lasciato a metà, esteticamente disastroso, un che di umano offuscato, sotto la quale l’artista, benché spietato e indaffarato, mise il titolo più cinico al mondo: “Donna”.

I lunghi capelli non potevano coprire quel viso malfatto. Nemmeno il modo come poneva il naso in avanti, da incuriosire, come fosse distesa per aria e appoggiato su una fascia di luce orizzontale che attraversava tutta la fila. Un abnorme profilo di donna.

Tolse lo sguardo e, non appena il violoncellista creava meravigliosamente questa visione colma di dolore di calabrone, di profilo, tesi la mano cercando al buio con insistenza il suo braccio. Senza muovere le palpebre, vidi un paio di secondi questo fazzoletto vivente che brancolava per aria, e, appena trovato quel che cercava, le aggrappò con forza le ditta sopra le sue, proprio sul bracciolo della poltrona rossa. Si impietrì. Sentì come se dentro le vene scorressero pietruzze immerse adagio nel sangue. La mano di lei, fragile e minuta, aveva delle ossa tese che all’oscuro emanavano bagliori bluastri. Era calda. La donna, guardava sempre dritto, osservava l’artista seduto in mezzo al palco con quell’animale di strumento tra le gambe, la sua testa maschile piena di riccioli, pendente da un lato con occhi semichiusi. Lui presunse che a lei non importava niente di lui, se non il suo braccio fermo sulla poltrona. Perciò, ritolse lo sguardo e, accettò condividendo la presenza.

Rimsky-Korsakov-Nikolai-04

Rimski Korsakov

Ma d’un tratto, improvvisamente, in quel preciso istante, sul suo orecchio, un filo di voce furioso che man mano andava a spegnersi e gli scaldava il collo, le sussurrò:

  • Lo stanno girando cosi forte…cosi forte! Ah, le sue ali come strillano… come ronza povero insetto, minuto nero…e brutto.

Dopodiché, la voce, accendendosi, si fecce sentire un altra volta, più stanca e rassegnata:

  • Farebbero lo stesso con una farfalla?

E si zittì. Lo capì dalle sue ossa che si liberarono sopra le sue.

Il violoncellista stava per concludere il suo pezzo, il pubblico aspettava stupefatto mentre il suo arco si fermò d’un colpo, maestosamente. Per un attimo regnò il silenzio, il respiro pesante dell’artista, e, qualcosa d’invisibile che brancolava per aria. Poi, la gente cominciò a rianimare il corpo e gli applausi scoppiarono intrattenuti, le luci cominciarono ad accendersi una dopo l’altra sopra le teste della gente che si alzava, applaudiva, sistemava capelli e borse e, mentre lui osservava il collo fragile di un bambino seduto con la schiena rigida e dritta, sentì sulla spalla destra un qualcosa che ci batté con forza. Da li e poi, lo strepitio di un’anziana, un grande caos che avanzava man mano verso di lui, bisbigli, ancora urla sotto fondo, disperse come i margini di un oggetto sfigurato che va ad annacquarsi. E’ cosi che girando lo sguardo accanto a se stesso, si vede affogato nel lago blu degli occhi di una donna morta, decaduta e spenta. Di fronte, è il violoncellista, strabiliato, con il suo strumento in mano, arma scaricata, con lo sguardo fisso sulle mani della donna domandandosi se fosse “Il volo del calabrone” il messaggero che portò questa sera a oltremondo una donna sciagurata mutata in anima di un bombo nobile.

579810Bella domanda! Lo spettatore si alza e avanza verso la porta, legittimando il divieto di essere brutti nell’universo delle vite belle e, pensando questo, continuò a immaginare, mentre passava la strada, i bambini che fanno morire un calabrone tirandolo per le zampette con un filo bianco. Ragionando cosi, tira fuori un fazzoletto e asciuga una lacrima, che sforzandosi di ricordare, non sa quando e perché è sorta all’angolo dell’occhio, cosi disinvolta e pura. Lui non sentì nessun dolore particolare sopra lo stomaco, né nel grembo del cuore,

 

“Il volo del calabrone” ,- Rimski Korsakov

Scritto in albanese (e tradotto) da Gentiana Minga.

Tratto da: Autopsia del Disastro,1993,Tirana, edizione Europa

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