I nuovi cittadini

Nuovi cittadini 10: Viorica, anzi, Viola

Viorica si fa chiamare Viola, perché non le piacciono lo sguardo, il sorriso e le battute che nascono quando si presenta a qualcuno.

Viorica/Viola ha raggiunto la madre il 6 gennaio di sette anni fa. Aveva appena 22 anni e aveva conseguito una laurea breve in economia. Viorica/Viola è una ragazza ambiziosa e tenace, il suo paese le stava un po’ stretto, pur vivendo vicino alla capitale, pur avendo una madre all’estero che le forniva un sostentamento adeguato per conseguire una laurea.

Ed eccoli, lei e suo fratello, a Roma, una grande città, una metropoli piena di opportunità. Passano mesi di ricerca, di disperazione ma anche di speranze. La grande città sembra offrire molto, lei e il fratello fanno colloqui ovunque. All’inizio si punta in alto, lei ha ambizioni e ha una laurea e ci prova in aziende e agenzie varie. Il titolo di Viorica/Viola, però, non è riconosciuto o almeno dovrebbe sostenere una quantità di esami, che quasi le conviene ricominciare da capo. Ma pazienza, si può cominciare anche come segretaria o qualcosa di simile. Il mondo del lavoro nella capitale non è quello che si aspettava Viorica/Viola.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAIl mondo occidentale non è quello che aveva immaginato. Viorica/Viola era convinta che bastasse essere competenti e avere dei titoli che lo dimostrassero, anche se non riconosciuti. Pensava che i pregiudizi, le chiusure, gli stereotipi, appartenessero ormai alla generazione della prima immigrazione, quella di dieci, quindici anni fa. Pensava che l’Europa avesse accettato finalmente tutti gli europei. E intanto il tempo passava e la necessità di lavorare aumentava. Il fratello, dopo un’infinità di lavori saltuari, comincia il suo percorso nella ristorazione. Il lavoro che trova Viorica/Viola non è esattamente quello che si aspettava. Viene assunta in una cooperativa, lavora negli alberghi, nelle mense, fa su e giù per strutture in tutta Roma per quattro euro all’ora. Il primo giorno di lavoro Viorica/Viola è rientrata dalla madre, che ha una stanza presso la signora per cui fa la badante, e ha pianto una notte intera, dall’imbrunire al sorgere del sole. Poi si è asciugata le lacrime, ed è ripartita. Viorica/Viola lavora ancora per la cooperativa e fa su e giù per gli alberghi e le mense di Roma, ma si è iscritta all’università.

Dopo sette anni, lei, il fratello e la madre hanno comprato una casa, nella periferia di Roma. Poca cosa, con un mutuo infinito. Viorica/Viola ha provato un intima, inconfessabile soddisfazione a pagare l’imposta sulla casa anche se le è costata buona parte dello stipendio.

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