2. Memorando

Cosa succede nel Medioriente?

Da lunghi anni lo scenario del cosiddetto Medioriente è teatro di  raccapriccianti eventi che stanno stravolgendo drammaticamente  la vita di milioni di persone. Moltitudini  in fuga costrette ad abbandonare le proprie case, masse in cammino per sfuggire al terrore, donne e bambini  alla ricerca di qualche riparo, sequestri, rapimenti,  scene di morte e di violenza perpetuate da  numerosi gruppi fanatico-criminali. Sono immagini che spesso – mi riferisco in particolare  agli ultimi episodi tragici di pulizia confessionale, nella città di Mossul nel nord dell’Iraq – vengono lette  in base a interpretazioni identitarie – religiose, sostenenti che i musulmani, in quanto maggioranza, sono i responsabili della persecuzione nei confronti dei cristiani  e altre componenti della popolazione come Yazidi o Ezidi.
Questo genere di spiegazione che di fatto semplifica  una realtà  nebulosa quanto fluida, rischia   di trascurare aspetti fondamentali per comprendere  il quadro complessivo dell’area e l’influenza della  dinamica geopolitica mondiale attuale.

Mossul, Ponte sul Tigri. Fonte: Wikipedia

Mossul, Ponte sul Tigri.
Fonte: Wikipedia

Anzitutto credo sia importante  tenere presente alcuni elementi relativi alle  vicende irachene e anche a quelle siriane: l’Iraq come la Siria si trovano in situazioni in cui è assente qualsiasi autorità centrale e i rispettivi  territori sono  di fatto spartiti tra  diversi gruppi armati che operano in totale autonomia-anarchia,  imponendo in modo arbitrario il proprio potere.
In queste condizioni non risulta che ci sia un disegno che rappresenti una maggioranza che ha come obiettivo la cacciata  di un determinato gruppo,. Anzi, si è in presenza di una frantumazione linguistica, confessionale, religiosa, tribale e territoriale difficile da comporre in un progetto  o in una visione collettiva.
Nel contesto attuale mediorientale si è di fronte, fondamentalmente,  ad un conflitto intra-isalmico tra la Turchia, la repubblica islamica dell’Iran e il regno dell’Arabia Saudita, che da una parte perseguono il mantenimento della propria posizione e dall’altra operano il tentativo di estendere le proprie influenze. Da notare che anche la lettura che tende a accreditare la causa di questa frattura tra Arabia Saudita e Iran, nella divergenza dottrinale tra la maggioranza sunnita e la corrente minoritaria sciita rischia di essere parziale e poco chiarificatrice, nel momento in cui anche la politica  della Turchia  sunnita diverge quella saudita o da quella egiziana.
Inoltre nel Medioriente, oggi,  troppi attori (grandi, medi,  piccoli e piccolissimi) ed  ognuno sta cercando di giocare le proprie carte, a volte in alleanza dichiarata con altri attori e a volte in modo nascosto ma in funzione di qualche “padrino”. In questo quadro va ricordato che  la Federazione Russa e gli Stati Uniti hanno a disposizione  dei giocatori locali che   si muovono sulla scacchiera  in funzione  degli interessi degli uni o degli altri.

Ma in tutto ciò che peso hanno  certe interpretazioni dell’insegnamento coranico?
Il pensiero islamico negli ultimi decenni, sotto  i diversi regimi oppressivi e in varie circostanze, ha perso gran parte della sua vitalità e si è inaridito, tranne qualche eccezione. Un pensiero rimasto ai margini del dibattito pubblico e del confronto intellettuale, che non ha più saputo rinnovarsi e attrezzarsi per affrontare le sfide poste della dinamica storica e dai cambiamenti socio-culturali. Tale situazione ha favorito particolarmente la diffusione di una pratica rituale  dogmatica, attenta spesso  agli aspetti esteriori della tradizione  religiosa. Tale interpretazione è portata avanti da una miriade di gruppi eterogenei e spesso in divergenza rispetto chi possiede la vera o la più  corretta visione.
Intanto però  molti di questi gruppi si trovano consapevolmente o meno partecipi in un gioco di cui non sono che delle pedine. Un gioco orripilante dove il prezzo più alto viene pagato da milioni di persone che si trovano in una scacchiera  contesa.
Di fronte a ciò credo che i musulmani debbano riprendere il lavoro di ricerca e rinnovamento attingendo in parte dal pensiero riformista risalente alla fine del 1800, che è stato caratterizzato da interessanti riflessioni su questioni  sensibili come il rapporto tra  politica e  religione, le condizioni della donna ecc…, per iniziare a rimettere le basi di un pensiero islamico in grado  di parlare in un mondo plurale e sopratutto in difesa della dignità di ogni persona.

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