2. Memorando

L’ospite misterioso

Di Gentiana Minga

Tirana, Albania,1989. Hamdi Zajmi, un uomo anziano di ottantaquattro anni, non ha dormito sta notte. Gira e rigira e sente rimbombare nelle orecchie le parole che i due civili del Servizio Governativo albanese gli dissero due giorni prima. Doveva prepararsi ad aspettare un ospite misterioso. A casa sua, proprio in quella casetta umida a pianterreno. Non devi parlare con nessuno, gli avevano intimato,muto.

Teresa e la sorella

Teresa con la sotrella Agne

Il Servizio Governativo gli assicurava la copertura delle spese per riordinare la casa e preparare i cibi. Lui doveva solo essere un buon padrone di casa e non avvisare nessuno. Ma l’uomo, lo stesso, contrariato e infastidito, trova il coraggio di dire : Come faccio a ospitare una persona che non conosco?
Con un leggero sorriso i due risposerò: Tranquillo! La conoscerai!
Oggi che il giorno è arrivato l’uomo si sente intimorito, pieno di dubbi e di angoscia. Spera che non sia un gioco perverso per infilarlo in una cella umida, cosi da contemplare solo un pezzo di mondo dalla rete del finestrino.

Lui non capisce neanche il perché del quartiere pieno di poliziotti, carico di gente curiosa, di tanti giornalisti, anche stranieri, che danno nell’occhio da come guardano il terreno, come sistemano la macchina fotografica, dai vestiti e soprattutto dai capelli lunghi oltre le orecchie.

Sta aspettando dentro il cortile ansioso e con un leggero mal di stomaco, quando fuori dal portone, circondato dalla luce, vede apparire una creatura eterea. Dietro le sue spalle ci sono altre creature angeliche annebbiate.

Sta per passare la soglia la prima, una donna anziana, minuta, coperta da capo a piedi di stoffa, circondata da gente e poliziotti in civile. La donna è li, davanti al portone con un’emozione forte. Entra nel cortile, e mentre avanza con il passo tremante, con le mani tese verso di lui, sente un violento brivido che gli percorre la spina dorsale. E si rende conto. Ricorda tutto.

È la figlia missionaria di Drane, la sorella di Agnez e di Llazar, i suoi amici, gli inquilini più onesti e amati da tutti, quelli lasciati morire nell’indifferenza totale dello stato. Torna a casa sua dopo quaranta anni Gonxhe Bojaxhi, il bocciolo di rosa, conosciuta in tutto il mondo con il nome di Madre Teresa di Calcutta.

Il figlio di Hamdi, vede il padre anziano, fare la cosa che un uomo rigido, tipico albanese dal Kosovo com’è lui, non avrebbe mai fatto. mai. Il vecchio, alto e grosso, sentendo che le ginocchia non lo reggono più. Attirò a se la mano ruvida e la baciò.

E mentre faceva tutto ciò ricordò Il padre di Teresa, Kola, un commerciante di successo, ma poco o quasi niente attaccato ai comfort. Poi Drane, sua madre che nel quartiere la ricordano mentre riempiva i cesti con frutti degli alberetti del cortile, e andava a distribuirli dappertutto. Spesso stirava, adornava e puliva vestiti, per poi sistemarli nei sacchetti, che a notte fonda il marito andava ad appoggiare di nascosto dietro le porte delle famiglie povere. Infatti Teresa, trovava sempre qualcuno a casa che mangiava da loro. Un amico, – spiegava la madre- uno come tutti. Il fratello, un ex carabiniere del governo del re Zog, dopo gli anni 40, per evitare le persecuzioni del nuovo governo fuggi in Italia. La sorella, Agne, una donna attraente ed elegante, lavorava per la Radio Televisione Albanese. Per arrotondare le entrate cuciva vestiti fino a notte fonda.

Lui rammenta come madre e figlia morirono in miseria, le loro spoglie risistemate solo quando si decise di lasciar entrare in patria la figlia, permesso concesso solo dopo la morte di Enver Hoxha, benché non smise mai di mandare lettere dove pregava di poter almeno una volta piegarsi davanti ai resti dei familiari.

E adesso che la figlia è tornata dopo 40 anni, Hamdi, appena si alza si mette a parlare in albanese con l’anziana. È agitato e si sente in colpa per dover spiegarle che aveva conservato tutto della sua famiglia tranne il letto dove passò gli ultimi attimi della sua vita la sorella. Non ce la faceva a raccontarle che l’ha venduto in cambio di ferro, che era povero è non sapeva l’importanza di tutto ciò. Ma che aveva conservato di sua mamma e sorella una vecchia radio Siemens, un orologio da tavola, una stufa vecchia e un braciere. La traduttrice cerca subito di tradurre ma lei non accetta. Prende per mano l’uomo, e testa a testa parlano a lungo. Dopo di che, chiede di entrare nelle stanze, e comincia a toccare tutto. Si siede e immagina sua mamma mentre cucina, sua sorella che lavora mentre chiacchierano e si rattristano da sole.

Quando arriva il momento di andare, lascia tutto a lui, come fecce sua mamma. Ancora rimassero lì la stufa, l’orologio, il braciere e la radio. Prende solo un biscottino avvolto con cura in un fazzoletto bianco.

tere-hamdi

Teresa a Casa di Hamdi a Tirana

Si abbraccia con l’anziano, e mentre sta per andare, ci ripensa. Si gira e chiede solo un oggetto: un centrino da tavola che vuole portare con se a Calcutta per ricordare l’Albania e la famiglia. Lo prende e se ne va …

L’anziano sta fermo senza percepire se è un sogno o la realtà. Poi rientrando a casa sorridendo stupefatto pensa che ha appena avuto l’ospite più eccellente della sua vita lunga e complicata. Cosi prezioso da diventare brioso e gioioso. Un mistero nell’Albania grigia degli anni 90.

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