4. Espressioni

Xie xie alla terra di mezzo

Di Gentiana Minga

Lo sapevate che esistono più di un modo per dire “grazie” in cinese?

hair-dresser2Lo scoprì per caso. Sono una che non le va a genio andare a fare i capelli. Ho scelto di lasciarli crescere spontaneamente, come i Figli dei Fiori, illudendomi, che cosi facendo rivendico la libertà personale, piuttosto che un bel po’ di risparmio economico… Salvo che, l’anno scorso, un incalzante bisogno di sistemare ”la capoccia” per una serata al Festival della Resistenza a Merano mi scaraventò sulla terra dei “bella con tutti i costi”.

E cosi, girovagando e girovagando per le vie, i viali e le stradine di Bolzano, i prezzi, a parer mio, sembravano esagerati. Per giunta c’è chi ti consiglia uno piuttosto che un altro. E come se sapesse i miei tentennamenti nel scegliere, si aggiunge pure il giudizio della signora tipica di 90 anni or sono, con peli bianchi sulle braccia, e lingua temperata, che ti sussurra «In fin dei conti, la bellezza costa. Sono spiccioli, 50 – 60 euro! Guai pero …», insinua, «se ti avventuri dai cinesi. Siamo pieni di cinesi… ti rovinano i capelli, costano poco ma lavorano male!!» Non mi va di contrastare una persona anziana, la vedo vulnerabile e la amo incondizionatamente. Non avevo tempo nemmeno di raccontare la storia millenaria della Cina, ma mi limito a dirle solo: «Pieno? Ma per baco, spero che non si offendano i tre Augusti e i cinque imperatori!‾» Poi, mi scoccia confessare, ma sono “addestrata” a pagare non più di 10 euro a Durazzo. La mia amica Almira, che ha un piccolo negozio all’angolo di una minuta moschea che si affaccia sul mare, non mi fa pagare di più. La stradina dietro la porta, raggiunge l’anfiteatro che ha più di duemila anni, e appoggiati al muro intorno alla moschea si trovano perennemente un gruppo di nomadi spassosi, residenti del quartiere, che svuotano odiernamente sacchi di vestiti usati, merce in vendita per pochi soldi. La strada a destra del negozio scorre un centinaio di metri verso la chiesa ortodossa. Indietreggiando trovi alla stessa distanza la chiesa cattolica. E’ da quel negozio che sorseggiando il caffè offerto da Almira, con la testa ammantata di nutrienti e avvolta in un tessuto morbido color acceso, osservo altre signore andare avanti indietro per i vicoli, con i capelli impregnati di tinta, di olio d’oliva, e di chi sa che altro. La porta si spalanca in continuazione e si vedono delle nonne incappucciate di asciugamani che chiedono, urlano e sbattono la porta per poi ritornare con un byrek caldo, piatto tipico albanese, una meraviglia orientale. Cioè, da quando ho scoperto dieci anni fa la mia parrucchiera a Durazzo, il posto per una chiacchiera, di una risata, dello scambio di ricette e dei sani pettegolezzi, non riesco ad andare da un’altra, ad azzeccare un altro posto dove mi sento a casa.

Lo so, ho delle esigenze eccessive, per cui, fatti due conti, ho deciso di andare al negozio vicino a dove lavoro, in Via Milano. Ovviamente, sono cinesi. Spingo la porta e prima di essermi precipitata dentro, mi riceve una donnina carina con capelli corti. Appena scambiate le cortesie iniziali, leggermente spazientita, le dico:

Hairdresser. Foto di Guian Bolisay

Hairdresser.
Foto di Guian Bolisay

Vedi signora adesso sono le 8, il problema è che devo essere al lavoro alle 9. Vengo adesso … oppure… ?
Mi dice bonariamente con la voce alta: Lei venile alle 8 e tlenta…
E io rispondo: Temo di non poter aprire alle 9…
Ma lei prosegue: Tu venile, noi fale ! no ploblema!
Mah, devo fidarmi, non ho altra scelta. Alle 8 e 30 in punto mi affaccio di fronte al negozio e appena entro dentro, un paio di braccia mi accolgono e mi fanno sedere. Mi guardo allo specchio, e osservo dietro di me una donna. Non quella di prima, un’altra. Le spiego più o meno il modello e pare che ci siamo capiti. Mi lava i capelli, li raccoglie in un asciugamano soffice e caldo mentre io mi sforzo di non addormentarmi. Dopo un po’, sento tirarmi via l’asciugamano dai capelli e comincia a massaggiarli lentamente. Tramite lo specchio mi metto a sbirciare dietro le spalle. Tre signore italiane di mezza età sedute. Una, con dei bigodini in testa, e l’altra che, visibilmente, si capiva aspettasse di fare la ceretta ai baffi, chiacchierava al telefono. La terza decisamente silenziosa esercitava le labbra. Rivolgo lo sguardo verso di me e con sorpresa vedo prendersi cura della mia testa un cinese maschio, giovane e magrolino. Conclude nel giro di 10 minuti, e mentre penso: “chi sa dove è scapata la donna”, mi accorgo che al posto suo un altro sta terminando con la pettinatura. È un po’ bassetto e meno giovane del primo. Tre persone che si occupano dei miei capelli! La cosa mi appare buffa e allegra. Alla fine, dopo un paio di sistemazioni di là e di qua, dietro le orecchie e dietro le spalle, si rivede la prima, la donnina carina, quella dell’appuntamento, che visibilmente orgogliosa e sorridente mi dice con tono esclamativo: Alle 8 e tlenta cominciale, alle 8 e qualantatle finile! Contenta?

Altro che contenta, talmente contenta che visto che avevo un quarto d’ora di tempo, avrei voluto parlarle di mio padre e mia madre che si sono conosciuti e innamorati in Cina. Volevo raccontarle come mia mamma per paura di mangiare i topi senza rendersi conto, si è nutrita per tutto l’anno scolastico con delle patatine fritte e uova sode, mentre mio padre aveva inghiottito senza sosta riso bollito con dei vermi bianchi e gonfiati, il suo piatto preferito della cucina dei compagni cinesi… Ma non mi è stato possibile, giacche tutto d’un colpo, il negozio si affollò di gente di tutte le età.
Comunque, me ne sono andata via, mi sono recata al lavoro alle 8 e 50, avendo cosi dieci minuti di tempo per trovare dei versi cinesi del poeta Aì Qīng 艾 青 :

“Guarda!Tra i capelli arruffati e scomposti

Brillano due occhi allucinati.”

Narrava forse dei miei occhi che aspettavano spaventati qualche reazione micidiale dei composti cinesi chimici e criminali? Niente di tutto ciò. Dunque, alla prima occasione, di nuovo immergerò la mia testa tra un paio di mani orientali, e a fine processo, me ne andrò via salutando a voce alta: Xie xie !!!
Non conosco altri modi, ma indubbiamente credo che questo basterà.

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