Non so se la verità è di quelli che tacciono,
o il tacere è di quelli che hanno una colpa,
ma ho taciuto a lungo,
fino al punto di spaventare l’aria, fino a quando
il tacere non è diventato un reato, fino a quando
il parlare è diventato un obbligo,
quando posso – taccio quanto più non posso
taccio per nascondere un tradimento taciturno –
un accordo più o meno tacito
tra la parola muta e il pensiero agglomerante,
così il mio tacere finisce per aria
dove c’è posto soltanto per una voce,
non mia,
perché ho le sillabe sbagliate tatuate sulla lingua,
e la cadenza di una straniera cucita addosso
e a questo punto,
non so se posso dare un buon esempio
ma non riesco mai a trovare il momento giusto
per dire l’ultima parola, per interrompere
il ‘tacimento’, quella parola che non può tacere
perché tacendo non ingravida niente,
neanche la morte.