2. Memorando

Stolpersteine: Memoria e promemoria

foto e testo di Sarah Zuhra Lukanic.

StolpersteineBisogna ricordare. L’uomo ha bisogno di simboli per non perdersi nella miseria quotidiana. A volte sembra che gli eventi atroci ci concedono una sosta per riflettere. Per pensare che masticare il pane quotidiano non è puoi così scontato. Mi capita di avere questa sensazione addosso come un fioretto che si lega al dito per non sbagliare un’altra volta. La miseria dell’uomo sta proprio nella totale assenza della memoria. Allora un circuito chiuso e bastardo tira fuori il peggio che abbiamo dentro. Perché il disumano è umano nello stesso modo. Mi capita tutti i santi giorni che calpestando i sampietrini passo dopo passo vedo le Stolpersteine (“Pietre d’inciampo”). L’arte che parla è un simbolo che vola sopra ogni sospetto. Un mezzo efficiente per scongiurare il male che giace dentro l’essere umano-disumano.

Stolpersteine (“Pietre d’inciampo”) è un progetto dell’artista tedesco Gunter Demnig. Sono i sampietrini di ottone luccicante che come una costellazione della reminiscenza tesse il nostro camino collettivo.
Sono un imprinting in comune. Quando la leggerezza e la sensibilità artistica compongono un patrimonio comunitario. Nasce un simbolo indelebile, attivo, senza retorica. Di tutti noi.

Il progetto artistico è partito nel 1995 in Germania, quando Demnig ricercava la memoria dei deportati Rom e Sinti.

Le prime quattro pietre d’inciampo in Italia sono state posate il 28 gennaio del 2010 a Roma, nel cuore del quartiere ebraico nella storica via della Reginella e sono in memoria di Grazie Di Segni, Ada e Giuditta Spizzichino e Ada Calò. Quattro donne. Fino a oggi l’artista ha cosparso la memoria con più di 25 mila Stolpersteine in Germania, Austria, Ucraina, Polonia, Italia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Paesi Bassi in memoria dei deportati ebrei, Rom, Sinti, omosessuali, testimoni di Geova, malati di mente, oppositori politici, alcuni gruppi etnici, portatori di handicap. Oramai il Stolpersteine è diventato il monumento più grande del mondo.

In via della Reginella le pietre d’inciampo sono portate a lucido. Sono una bellezza per ricordare la bruttezza.

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