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Il Rif marocchino, cronaca e genesi di un’escalation.

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Non è bastata la visita della delegazione ministeriale che si era recata nel Rif, per calmare le acque torbide in cui la regione naviga da sette mesi.  Il tour di Aziz Akhenouch e i suoi colleghi- ripresi dalle telecamere in un atteggiamento dialogante, con  rappresentanti della società civile e dei settori produttivi: artigiani, commercianti, e lavoratori nella pesca- ha decisamente servito solo a dare un’escalation ad una situazione già tesa.

Fra il venerdì e il sabato si è consumato un altro episodio che ha allontanato le posizioni dei manifestanti e quelle delle autorità marocchine.

Cronaca di un’escalation:

Venerdì 26-05-2017:  Per la preghiera del venerdì viene data indicazione agli Imam di tutte le moschee in Marocco, di incentrare il loro sermone sul rischio della Fitna, e sulla necessità di proteggere la nazione dalle divisioni. Nella moschea di Dyour El Malak, ad El Hoceima c’è anche Nasser Zefzafi e i suoi compagni. Si sentono tirati in ballo , le anime si scaldano e Zefzafi interrompe l’Imam in piena predica, per protestare contro quello che considera “Un uso delle moschee a fini politici per discreditare la mobilitazione e i suoi propulsori.” Molti fedeli abbandonano la moschea e Zefzafi improvvisa un comizio.  Con toni enfatici dichiara di essere pronto non solo all’arresto, ma anche al martirio. Denuncia ancora una volta la corruzione e i corrotti, la militarizzazione della zona, gli arresti ingiustificati , la volontà del Makhzen di schiacciare i rifi. Il giorno stesso il procuratore del tribunale di El Hoceima emette un mandato d’arresto contro Zafzafi. Sempre il venerdì, polizia in borghese e polizia antisommossa assediano la casa di Zefzafi per procedere al suo arresto. Succede il parapiglia, ne segue una colluttazione fra militanti civili e polizia.  Zefzafi viene protetto dai suoi sostenitori, viene fatto fuggire.

Sabato 27-05-2017: È il primo giorno di Ramadan, la situazione è molto tesa. La polizia procede a molti arresti. 28 persone legate alla mobilitazione di Hirak El Rif, e vicine al suo leader sono arrestate, con l’accusa di aver ricevuto “dei finanziamenti e un appoggio logistico dall’estero per tentare alla sicurezza pubblica.” Dopo l’interruzione del digiuno, altre manifestazioni che la polizia sbaraglia con forza. Le autorità dichiarano che molti poliziotti sono stati feriti, di cui 3 in uno stato grave. Gli arrestati vengono portati ad una destinazione  fuori dal Rif.  Nel frattempo nella notte di domenica gente comune, militanti politici ed intellettuali organizzano dei sit in diverse città marocchine in sostegno a Hirak El Rif a Casablanca, Rabat, Fes, Nador, Tangeri.

Lunedì  29-05-2017 :  Alle prime ore del mattino Nasser Zefzafi viene arrestato.

Genesi del Hirak, fra rivendicazioni sociali e accuse di separatismo:

Dal primo momento in cui la mobilitazione nel Rif è passata da sporadiche occasioni di manifestazione ad una prassi quotidiana e permanente, si era capito che questa volta c’era qualcosa di diverso.

El Hirak (la mobilitazione) non si è appoggiato su nessuna rappresentanza partitica o politica di stampo nazionale, confinando la sua azione nella zona del Rif e producendo dal suo interno il leader che l’avrebbe rappresentato: Nasser Zefzafi.  Una mobilitazione popolare, dal basso, spontanea, figlia di frustrazioni storiche, politiche, culturali, economiche e sociali che durano da decenni.

Non che negli ultimi anni non ci siano state delle mobilitazioni simili nel resto del Marocco, ma il fatto che non ci sia nessuna struttura verticale che ne tiene le redini, rende la sua gestione molto complicata per le autorità pubbliche.

Ancor di più, la regione del Rif ha sempre covato un sentimento di ingiustizia e di Hogra, e una certa fierezza nostalgica di stampo “separatista”, alimentato da quella che fu l’azione di Abdelkrim El Khettabi contro il colonialismo, e il suo tentativo di liberare il Rif e di dotarlo di un governo democratico, autoctono e indipendente dalla centralità della monarchia.

Ma i tempi di Abdelkrim erano diversi, il Marocco era spartito fra due potenze coloniali, Francia e Spagna, e la famiglia Alauita regnante viveva uno dei momenti maggiori della sua precarietà. Insomma tutta il destino del paese era in bilico.

Questo retaggio storico, aggravato da quella specie di “guerra civile” che ha seguito l’indipendenza fra 1956 e 1965, e che ha visto confrontare monarchia e parte del movimento nazionale, hanno fatto sì che il Rif diventi un rinnegato per Il Makhzen.  Già martoriato dalla colonizzazione spagnola – che fece uso di armi non convenzionali, sterminando intere tribù e riducendo alla fame tutta la regione –  la zona fu bombardata nel 1958 da Hassan II, all’epoca principe ereditario, che di persona si fece carico di sedare la sollevazione dei rifi. Era come gettare il sale su una ferita aperta. Ed è di quegli anni il “decreto di militarizzazione “ contro cui l Hirak sta lottando. Lo stesso scenario di repressione si ripeté nel 1984.

Il rif che comprende la zona di Ketama, in assenza di piani di sviluppo e con una volontà deliberata di marginalizzarlo, si è trasformato in un feudo di coltivazione e di traffico internazionale di cannabis. Decine di migliai di ettari sono dedicate alla sua coltivazione, senza creare tuttavia nessuna ricchezza locale, poiché è di attività illegale che si tratta. In questo contesto solo le rimesse dei Rifi residenti all’estero e un settore  della pesca rudimentale continuano a sostenere la regione.

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Nel 2004  la regione fu colpito da un terremoto devastante che fece migliaia di morti e distrusse molte infrastrutture già precarie.Solo in seguito a questa catastrofe, i riflettori si accesero sulla zona, che fino ad allora, sembrava un territorio lontano e dimenticato. I convogli reali, per diversi anni, presero l’abitudine di visitarlo e si cominciò a parlare di piani di sviluppo. E siamo ad ora, ad una mobilitazione che vede sollevare molti città del Rif, e che comincia a guadagnare consensi in altre città marocchine, spiazzando tutti;   partiti politici, sindacati, organizzazioni di società civili, militanti ed intellettuali, che correndo dietro ad una sollevazione partita dal basso, si trovano a dover definire la loro posizione.

Profilo di un leader fra populismo e regionalismo.

Il giovane leader Nasser Zefzafi è uscito dal nulla, imponendosi grazie alla sua loquacità e coraggio come portavoce e simbolo della protesta.  Zefzafi a parte il lignaggio – nipote dell’ex ministro degli interni di Abdelkrim El Khattabi ai tempi della “Repubblica Federale delle tribù Rifi” – non ha alle spalle precedenti percorsi di militanza.

Ora si trova a maneggiare una patata bollente, forse più grande di lui. Fino al suo arresto era riuscito a  tenere unita la piazza, barcamenandosi in quella zona d’ombra, molto pericolosa, che separa le giuste richieste economiche, sociali, e culturali, da una certa nostalgia utopistica e regionalista, in cui il Rif aspirava ad essere indipendente.

La retorica rivendicatrice di Zefzafi è intrisa di una moltitudine di riferimenti politici, ideologici, culturali, linguistici ed etnici.

Alterna citazioni dal corano e dalla Sunna ad esempi della resistenza di Che Guevara e Abdelkrim EL Khettabi (d’altronde nei suoi video messaggi la foto di Abdelkrim El Khettabi troneggia sempre alle sue spalle).

Se Zefzafi fino ad ora è riuscito a smarcarsi dall’accusa di separatismo, un certo populismo conservatore e semplicista rimane tuttavia presente nei suoi reclami.  È un uomo della strada, d’azione, ha il piglio rivoluzionario e maneggia l’arte della parola. Per farsi comprendere da tutti alterna l’arabo al Tarifit.

Le sue denunce di corruzione, di Hogra, e autoritarismo non risparmiano nessuno, dalla cima della piramide al suo fondo. Fa nomi e cognomi, cita cifre miliardarie, commistione fra politica ed affari.

Ma l’intransigenza mostrata fino ad ora potrebbe indebolire il Hirak e metterlo al rischio di qualche défaillance. Lo stesso effetto potrebbe accadere con un’eccessiva personalizzazione della mobilitazione. D’altronde l’errore commesso venerdì scorso è la prova lampane di una di una certa esasperazione che si sta insinuando fra le file del leader e i suoi compagni. Colpevole anche il continuo logoramento da parte del Makhzan.

Presa inoltre da una prospettiva progressista e di genere, non c’è dubbio che Zefzafi non rappresenta nessuna delle due categorie. Ad esempio, nei suoi post su facebook ogni tanto trapela qualche posizione retrograda sulle donne e il ruolo che dovrebbe giocare nella società marocchina e di certo le sue posizioni ideologiche confuse, lo avvicinano più ad un rivoluzionario populista che ad uno stratega progressista. Una mina vagante o una speranza nascente?

Il Makhzen fra bastone e carota

Quei 5 mesi di “blocage” in cui il paese era privo di un esecutivo forte e stabile, sommati alla priorità data alla questione Sahraoui e ad una prepensione innata del Makhzen a manganellare più che a scendere a compromessi, hanno fatto sì che la crisi nel Rif prenda una portata oramai non di facile risoluzione.  Gli eletti e i rappresentanti del governo a livelli regionale sono accusati dalla popolazione rifi di corruzione e sono privi di ogni legittimità. Ciò non fa che aumentare la centralità della monarchia, ma non è detto che questa eccessiva centralità le giovi alla lunga. Uno Stato che si vuole impegnato nel lungo cammino della democrazia, non può prescindere dal dare valore alle istituzioni, ai partiti e alle organizzazioni di società civile. Se è vero che il tour tardivo dei ministri dimostra la volontà di risolvere i problemi, tuttavia per le sue modalità e linguaggio denota anche un certo paternalismo sprezzante. La dialettica è sempre quella del Makhzen contro sudditi. Mentre la prima richiesta del Hirak è proprio la consolidazione del concetto di cittadinanza e lo stop al Hogra.  Nel 2015 Mohamed VI aveva annunciato un piano di sviluppo importante,  per realizzare una serie di progetti che avrebbero trasformato la regione, questa era la carota. Dopo due anni di attesa i rifi si sono svegliati sul bastone. Nulla o poco è stato realizzato.

L’arresto di Nasser Zefzafi apre un altro capitolo nella dialettica di un rapporto sofferto con il potere centrale e il Rif, e i prossimi giorni saranno decisivi nel capire che verso prenderà El Hirak, e quale sarà il destino del suo portavoce, ora dietro le sbarre del carcere.

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