1. Le parole sono importanti!

Hitler… I love You!

Di Gentiana Minga

Lo lessi  un sabato mattina, un paio di settimane fa, sopra uno dei muretti  che affiancano il passaggio che imbocca Via Anna Zagler, tra i condomini di Viale Europa, accanto a una scuola.  Con sgomento  vidi   scritto in nero in bella vista: Hitler I Love You.

Una scritta sui muri di Bolzano. Foto G. Mngai

Una scritta sui muri di Bolzano. Foto G. Mngai

Ripassai il giorno dopo con la macchina fotografica. Qualcuno aveva tentato inutilmente di cancellare la frase  passandogli sopra col bianco. Sentì un forte crampo nel vedere quel cuoricino con la svastica dentro. Avevo appena letto i ricordi di una bambina italiana in un campo di concentramento :  «Un giorno il kapò che era gentile con noi ci prese da parte e, senza spiegare perché, ci disse:”Domani vi chiederanno se volete rivedere la mamma, rispondete di no”. Dicemmo a nostro cugino Sergio di fare la stessa cosa. Ma lui non ci diede retta. Quando effettivamente ci fecero quella domanda, noi ubbidimmo. Lui invece fu portato ad Amburgo… lì venivano fatti esperimenti sui bambini. Poco prima dell’arrivo degli alleati, i nazisti li drogarono, li impiccarono e bruciarono i loro corpi. Sergio non lo vedemmo mai più».  Ma eccoti qua questa frase repulsiva. Hitler I love You!

Una provocazione? Una stupidità tra ragazzini  ubriachi di birre e di nullità? Una testimonianza crudele della superficialità  umana che semplifica la storia e deride i morti? Come si fa a dimenticare oltre 10.000 deportati nel lager di Bolzano?

Io odio Hitler, non riesco a farne di meno. Ho letto anni fa, se non erro  in un libro di Gary Zucav, Una sedia per l’anima, l’importanza di spostarsi nel tempo e di immaginare colui verso il quale nutriamo sentimenti di odio come un bambino, un fanciullo, piccolo e indifeso. Quella mattina  feci cosi. Anzi andai oltre, verso un tempo remoto, quando sua nonna lavorava come domestica presso una famiglia di ebrei benestanti. Si chiamava Maria Anna Schicklgruber. Era ebrea, di cittadinanza tedesca convertita al cattolicesimo. Rimase incinta del barone per il quale lavorava… Il nonno  biologico di Hitler dal momento della nascita di Alois,(padre di Hitler) mantenne economicamente il figlio illegittimo  fino all’età adulta.  Alois prese il cognome Hiedler del suo padre adottivo. Da adulto, dopo tre matrimoni falliti, Alois sposa colei che sarà la madre di Hitler, Klara Poezli. Pare che fossero cugini lontani. Per evitare i problemi cambia il suo cognome ebreo Hiedler in Hitler. Nei documenti della Gestapo, prudentemente segretati da Himmler, si legge : “…la stirpe di Schicklgruber aveva dato alla luce una sfilza di malati mentali, come il caso di un impiegato del fisco che avrà una figlia suicida, un’altra in manicomio, e l’altra era già minorata mentale”.

Comunque, immaginarlo  bambino e conoscere le sue sciagure non me lo fa odiare di meno. La sua probabile pazzia genetica  ha portato  nel XX secolo, e in soli 12 anni,  55 milioni di cadaveri. Con quei  baffi da scarafaggio dormiente sotto il naso, quel corpo piatto come una cravatta stirata per bene ha sterminato e saccheggiato senza batter ciglio. Non me lo fa odiare di meno neanche  l’ultima scoperta da parte di due belgi, il giornalista Jean-Paul Mulders e lo storico Marc Vermeeren che rintracciando ben 39 discendenti di Hitler scopriranno  non  solo che era  ebreo, ma anche  nordafricano. Algerino, magrebino, come uno dei tanti «poveracci» che oggigiorno si spostano verso l’Europa. Lo dimostrerebbe l’analisi del Dna, una prova scientifica, senza possibilità di confutazione. Insomma non era “ariano”. Geneticamente parlando più “ariani” di Hitler erano i rom e sinti, i quali in uno degli studi dei scienziati nazisti vengono descritti “ariani” esattamente quanto  i tedeschi. Salvo  le contaminazioni con altre razze durante le ripetute migrazioni. Ovviamente con noi, figli  della terra ferma.

Un po’ di tempo fa,qualcuno, per esprimere il suo disdegno verso i commenti orrendi da parte di  persone barbare su una pagina fb riferitosi alla morte di una bambina rom di solo due anni, scrive:

“ … io non sono tenero con gli zingari, non mi piacciono,  ma a sentire certi commenti mi viene da vomitare…”

Al suo dire aveva espresso la sua piena solidarietà , la sua piena compassione.  Lui provava pietà  per la bimba folgorata,sebbene una zingara .E  lui non era tenero con loro,non li piacevano. Dire il vero , pure a  me fa una certa pena quando vedo un bacherozzo schiacciato. Non è simpatico vederlo lì , secco , immobile sul pavimento, immerso nel suo sangue biancastro. Sento un leggero  dispiacere mescolato con il ribrezzo. E non “mi piacono per niente”  i bacherozzi … Ecco, evidentemente parlando di zingari, il nostro amico aveva immaginato qualcosa di simile ad un insetto,un animaletto, e comunque mai e poi mai un essere umano. Un essere umano che fra  altro pare avesse  il sangue piu “puro”  di lui …

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