Varie

Un giorno qualsiasi

Di Gentiana Minga

Un giorno qualsiasi del mese scorso, alle 11.30, mi ritrovai a Piazza Andriano presso la filiale di Unicredit. Trovai delle persone in fila davanti al bancomat fuori, persone in fila davanti al bancomat dentro, e ovvio persone in fila (questa volta meno lunga) davanti all’unica cassa da dove indisturbato svolgeva il suo lavoro, giustamente, con i ritmi dovuti, il cassiere. Brizzolato, con occhiali, naso aquilino e leggermente musone, dà erroneamente l’idea di una persona asociale, scontrosa. Parla sotto voce e ti dà del tu senza guardarti negli occhi. Ci sono voluti quasi 4 anni per intuire la sua professionalità e il suo senso di umorismo benché non esageratamente sorridente e chiacchierone.Quel giorno, con calma, compilava, spulciava documenti contava con un filo di voce i soldi.

Foto: crow-trasformation 03 di Baldo Simone

Foto: crow-trasformation 03 di Baldo Simone

Tra le decine di posti, parchi da gioco, lidi, cinema e cosi via, pure in banca potresti realizzare le forme e i colori della società, di quella nuova, quella degli ultimi anni. L’onda, gli sbalzi umani,  le maree. Soprattutto in banca, per una cosa ovvia. Se andare al cinema è un piacere, non lo è altrettanto (e con tutti i costi) andare in banca.

In banca giri e rigiri se devi incassare/snocciolare dei soldini, pagare una rata, fare delle commissioni, vai e aspetti in fila come tutti. E da quella posizione che trovi, volendo, puoi osservare un mattone, uno di quelli che costruiscono l’insieme. Cosicché quel giorno, come di consueto, ho sbirciato un po’ in giro. Questa volta vidi una donna cinese in mezzo ai suoi due bambini e un altro in arrivo dentro la pancia. Tranquillamente seduta scrutava il cellulare. Più in là, seduti uno accanto all’altro, un pachistano con un africano. Un metro in avanti una brasiliana con il suo bambino di due anni, incirca. Mi siedo al primo posto libero. Dopo un paio di minuti, s’infilò, a passo tentennante, un anziana, capelli corti, non tinti, magrissima e con gli occhi leggermente spalancati. Appena dentro girando la testa si sentì sfigata giacche sospirò e aggiunse:

 – Ancora???

In seguito, come pensai, mi si sedette accanto e mi chiese con la voce alta:

–  É vero, no, che è la banca più schifosa a Bolzano?! Veramente! Questo qui – e punta il dito verso il cassiere che intanto pare non la sentisse – fa i cavoli suoi… per niente gentile…

Cercai di sorriderle, non seppi fare altro e fu leggermente imbarazzata. Di nuovo mi chiese :

– Quante persone sono davanti a lei?

La domanda fu facile, sapevo risponderle, perciò le spiegai:

– Vede signora, prima di me c’è la signora cinese, poi la brasiliana, poi il pachistano, poi – e mentre seguiva con gli occhi la mia mano che spuntava i chiamati in causa- m’interruppe e pronunciò con voce da generale :

– In sei!!!

Rimassi un attimo perplessa, mi risultavano quattro. Ma lei insisté:

– Lei ha davanti sei persone, vede anche quegli altri due, vicino a quella cinese?

In un’altra occasione avrei riso, ma la signora anziana mi stava innervosendo, perciò irritata ma educatamente le risposi:

– Vede, quei due là, signora mia, sono due bambini, sono i figli della signora cinese, si vede chiaramente che non sono degli adulti…avranno si è no 5 e 7 anni …

Si scusò, disse di essere un po’ “orba”, e fece un paio di battute. Per un attimo mi sentì in colpa. In fondo era anziana, stanca e probabilmente miope. Dopo un paio di minuti sentì di nuovo:

– Allora, dopo il pachistano chi c’è?

– Allora, dopo il pachistano c’è il ragazzo – dissi puntando il dito verso l’africano, e poi aggiunsi – poi io, poi lei …

Girando lo sguardo verso la donna mi accorsi del suo sorriso sarcastico.

– Il ragazzo???  Se è un negro …  – e scoppiò in risate – le sta dando del ragazzo a quel negro, no?

Rimasi di stucco. Lei parlava sul serio, e il ragazzo la stava guardando quasi divertito. Era un bel ragazzo, un Balotelli versione alto atesina, i capelli rasati come migliaia di ragazzi di oggi, un bel viso, un bel corpo e una grande pazienza. Cercai di controllare la rabbia e non aprì bocca. Ebbi il timore che parlando rischiavo di essere velenosa. Infatti mi alzai lasciandola sola, cosi come era, leggermente magra, grigia, vecchia e alta. Ero convinta che l’avevo già vista da qualche parte, sicuramente di si. E mentre stavo sistemando i contanti nella borsa, d’un colpo mi viene in mente. Ritornai indietro a quattro anni fa. La vidi più giovane, capelli lunghi, sorridente con un’amica dentro un bus affollato di gente in piena primavera. Era vestita di rosso Valentino e ricordo che mentre scendeva teneva in mano un grosso mazzo di fiori. Rammento quel che diceva, delle guerre e dell’antifascismo. Si lamentava dei giovani d’oggi che non ricordavano i sacrifici che fecero i partigiani una volta. Era scesa davanti al cimitero e ho ipotizzato che i suoi fiori andavano a posare sul marmo di qualche eroe. Quattro anni dopo sembra una donna sola, acida e amara. Vestita di grigio e col cuore mutilato. Uscendo la rividi e sentì pena e perfino tenerezza.

Indipendentemente da tutto, chi sa mai come e perché il destino dell’anziano devia dalla saggezza imboccando il sentiero sbagliato?

E  se un giorno qualsiasi, di qualsiasi anno, di fronte allo specchio non sentissi nessuno stupore vedendo uno scarafaggio, al posto mio? …

 

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